L’AI torna a scuola: come aiutare i bambini a usarla in sicurezza

L’AI è ormai parte della vita scolastica quotidiana in Italia: l’87% dei bambini italiani tra i 10 e i 16 anni utilizza strumenti di intelligenza artificiale. La nostra ricerca mostra come li usano, quanto si fidano delle risposte dell’AI e cosa dovrebbero insegnare loro i genitori sulla verifica delle informazioni, la privacy e la sicurezza online.

AI a scuola in Italia: come la usano i bambini e quali rischi corrono

Secondo uno studio YouGov condotto per Kaspersky, l’87% dei ragazzi intervistati tra i 10 e i 16 anni in Italia utilizza strumenti di intelligenza artificiale. Vediamo per cosa li usano gli studenti, perché saper scrivere un buon prompt non basta e cosa dovrebbero imparare prima dell’inizio del nuovo anno scolastico.

Per cosa usano l’AI gli studenti?

Secondo lo studio, solo il 13% degli studenti intervistati non utilizza affatto strumenti di intelligenza artificiale. Tutti gli altri li usano per un’ampia varietà di attività:

  • 57% — per cercare informazioni;
  • 46% — per studiare e fare i compiti;
  • 38% — per creare immagini, video e altri contenuti;
  • 30% — per scrivere testi e messaggi;
  • 22% — per giochi e intrattenimento;
  • 18% — per chiedere consigli su questioni personali.

Quanto ci si può fidare delle risposte dell’AI?

L’81% degli studenti intervistati afferma di fidarsi delle risposte fornite dagli strumenti di intelligenza artificiale. Fidarsi della tecnologia non è necessariamente un problema di per sé. Un modello di AI può spiegare rapidamente un argomento difficile, suggerire la struttura di un testo o indicare una direzione utile per ulteriori ricerche. Tuttavia, i modelli linguistici non verificano ogni affermazione prima di mostrarla all’utente e possono anche apprendere da informazioni poco affidabili.

A volte questo porta a risultati piuttosto comici. Per esempio, nel maggio 2025 un quotidiano ha pubblicato una lista di letture estive composta da… libri che non esistevano. L’AI aveva inventato da zero titoli e descrizioni attribuendoli ad autori reali. Ancora più preoccupante è il fatto che Internet sia ormai pieno di libri, “memorie” e persino articoli “scientifici” che esistono davvero e vengono presentati come opere autentiche, ma che in realtà sono stati scritti interamente dall’AI.

Purtroppo, neppure le scuole sono immuni da questa tendenza e, in alcuni casi, fanno eccessivo affidamento sui contenuti generati dall’AI. Nell’agosto 2026, una scuola media statunitense ha distribuito un’agenda contenente una mappa degli Stati Uniti generata dall’AI con i nomi di diversi Stati scritti in modo errato, insieme ad altre illustrazioni didattiche imprecise. Gli errori erano evidenti, eppure erano comunque finiti in materiale destinato agli studenti.

Lo studio ha rilevato che solo il 36% degli studenti intervistati confronta regolarmente le risposte dell’AI con altre fonti, mentre il 23% verifica raramente le informazioni o non le controlla affatto. Anche se il costo di un errore in un compito scolastico può essere relativamente basso, i ragazzi devono capire che le risposte dei modelli linguistici non sono sempre affidabili. È importante insegnare loro a trovare fonti primarie attendibili e a verificare le informazioni in modo indipendente.

Gli studenti sanno riconoscere i contenuti generati dall’AI?

Il 66% degli intervistati ritiene di essere in grado di capire se un testo, un’immagine o un altro contenuto è stato creato dall’AI. Allo stesso tempo, quasi uno su tre ammette di avere difficoltà a farlo.

Tuttavia, cercare di indovinare chi abbia creato una determinata immagine o scritto un certo testo sta diventando un metodo sempre meno affidabile per valutare le informazioni. È più utile insegnare ai ragazzi a porsi domande diverse:

  • Chi ha pubblicato queste informazioni?
  • Esiste una fonte primaria?
  • L’affermazione può essere confermata altrove?
  • Quando è stato pubblicato il materiale?
  • Su cosa si basano le conclusioni dell’autore?
  • Il testo presenta fatti o fa leva soprattutto sulle emozioni?

Tra l’altro, gli stessi principi funzionano altrettanto bene per valutare qualsiasi altra informazione trovata online.

I rischi dell’uso dell’AI per i bambini

Spiegate a vostro figlio che qualsiasi informazione caricata su un servizio di intelligenza artificiale viene elaborata dall’azienda che gestisce quel servizio. Purtroppo, nessuno può garantire che questi dati non finiscano mai nelle mani sbagliate a causa di un bug o di una violazione dei dati. Insegnate a vostro figlio a non caricare mai su uno strumento di AI:

  • nome e cognome, indirizzo di casa o numero di telefono;
  • password o credenziali degli account;
  • proprie fotografie;
  • fotografie di documenti;
  • dati dell’account scolastico;
  • informazioni mediche;
  • corrispondenza privata;
  • documenti o immagini contenenti dati personali di altre persone.

Per assicurarvi che vostro figlio utilizzi l’intelligenza artificiale in modo responsabile, consigliamo di installare [placeholder Safe Kids]. La nostra app aiuta a monitorare le attività online, protegge da malware e phishing e permette anche di vedere dove si trova vostro figlio.

Come insegnare agli studenti a usare l’AI in sicurezza

Parlate con vostro figlio di come funziona l’AI

La maggior parte dei chatbot più diffusi, compresi quelli utilizzati dai bambini, si basa sui cosiddetti Large Language Model (LLM), addestrati a individuare schemi ricorrenti all’interno di enormi quantità di testo e a prevedere quale parola o frammento di testo abbia maggiori probabilità di venire dopo. Lo stesso principio si applica quando rispondono alla domanda di un utente: invece di ragionare autonomamente sull’argomento, il modello genera una risposta prevedendo la sequenza di parole e frasi più probabile. Per questo motivo, nonostante i continui aggiornamenti e l’addestramento aggiuntivo, i chatbot possono ancora fornire informazioni incomplete o errate. Solo due anni fa, per esempio, alcuni chatbot popolari basati sull’AI affermavano che la parola inglese “strawberry” contenesse solo due lettere “r” anziché tre. Errori di questo tipo vengono comunemente definiti “allucinazioni” dell’AI.

Per questo motivo, insegnare ai bambini a utilizzare l’AI dovrebbe andare oltre il semplice mostrare loro come scrivere un buon prompt. Devono anche capire che persino una risposta convincente può essere sbagliata e imparare a riconoscere e verificare questi errori. È più utile analizzare di tanto in tanto insieme delle vere risposte dell’AI: capire dove il modello è stato utile, dove ha commesso un errore e perché, nonostante tutto, la sua formulazione poteva sembrare convincente.

Per esempio, potete prendere una risposta di un chatbot e cercare insieme conferme indipendenti dalle sue affermazioni. Oppure potete confrontare diverse risposte alla stessa domanda e vedere in quali punti non coincidono. Esercizi di questo tipo aiutano gradualmente a sviluppare l’abitudine di non considerare la prima risposta come una verità assoluta: una capacità utile non solo quando si lavora con l’AI, ma ogni volta che i ragazzi cercano informazioni online.

Usate l’AI per ottenere spiegazioni, non risposte già pronte

Vietare completamente agli studenti di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale probabilmente non avrebbe molto senso: per la maggior parte di loro, queste tecnologie fanno già parte della vita quotidiana. È meglio spiegare che l’AI dovrebbe essere considerata un assistente o un tutor, non una fonte di risposte già pronte. Invece di chiedere a un LLM di scrivere un tema da zero o risolvere un problema di matematica, i ragazzi possono chiedergli di aiutarli a comprendere meglio l’argomento.

Per esempio: “Spiegami questo argomento in modo semplice e fammi tre esempi”, “Fammi cinque domande su questo argomento per verificare quanto l’ho capito” oppure “Mostrami dove ho sbagliato, ma non darmi subito la risposta corretta”.

Verificate le informazioni confrontandole con altre fonti

Se una risposta dell’AI contiene un fatto, una data, una citazione o un dato numerico, chiedete la fonte e verificatela in modo indipendente.

Allo stesso tempo, non bisogna fidarsi ciecamente neppure dei link forniti dal chatbot. I LLM possono inventare studi inesistenti, confondere autori e date o rimandare a pagine che non contengono le informazioni che sostengono di supportare. Meglio ancora, cercate autonomamente altre fonti invece di usare l’AI come motore di ricerca, quindi confrontate le informazioni e scegliete la fonte più affidabile.

Non condividete dati non necessari con i chatbot

I bambini devono anche capire che una conversazione con uno strumento di intelligenza artificiale non è un diario privato. Non è necessario condividere nome e cognome, indirizzo di casa, numero di telefono, dati dell’account scolastico, fotografie di documenti o altre informazioni sensibili, a meno che non sia assolutamente indispensabile.

Lo stesso vale per i dati di altre persone. Prima di caricare la foto di un compito, lo screenshot di una conversazione o un documento da far analizzare all’AI, controllate che non contenga nomi di compagni di classe, numeri di telefono, indirizzi e-mail o altre informazioni personali.

Proteggete account e dispositivi

  • Assicuratevi che vostro figlio capisca che l’AI non è il suo diario personale. Ditegli di non condividere con un chatbot il proprio nome, l’indirizzo di casa, il numero della scuola o altre informazioni riservate.
  • Configurate le impostazioni sulla privacy del chatbot. Per prima cosa, è consigliabile disattivare le funzioni di memoria e tutte le opzioni che consentono di utilizzare i vostri dati per “migliorare” o addestrare il modello.
  • Aggiornate la password. La maggior parte dei chatbot richiede la creazione di un account. Per proteggere l’account di vostro figlio da eventuali violazioni, impostate una password complessa e univoca, che non venga utilizzata altrove. Se la password di vostro figlio segue una formula come “cognome da nubile della madre + anno di nascita” o contiene persino la parola… “Skibidi”, abbiamo brutte notizie: password di questo tipo possono essere violate molto rapidamente. Invece di inventare e memorizzare manualmente le password, è meglio generarle e conservarle in un Password Manager crittografato.
  • Attivate l’autenticazione a due fattori. Si tratta di un ulteriore ostacolo per i criminali informatici che cercano di accedere all’account di vostro figlio. Quando possibile, è meglio utilizzare come secondo fattore i codici di accesso generati e aggiornati automaticamente da un gestore di password, anziché affidarsi a un numero di telefono.
  • Utilizzate una protezione anti-phishing. I siti falsi che si spacciano per servizi di AI legittimi non sono l’unica minaccia: a volte anche i chatbot possono fornire agli utenti link a siti di phishing. [placeholder Premium] può impedire l’accesso a siti sospetti e contribuire a evitare che i criminali informatici rubino i dati e il denaro della vostra famiglia.
  • Scoprite cosa fa vostro figlio online. Oltre a un password manager e alla protezione contro malware e phishing, un abbonamento Kaspersky Premium include Kaspersky Safe Kids. Potete utilizzarlo per impostare il parental control, limitare i contenuti indesiderati e monitorare quanto tempo vostro figlio trascorre online.

Scoprite di più sulla sicurezza online

Le buone abitudini digitali sono utili non solo quando i bambini utilizzano l’AI, ma ogni volta che navigano online. Per aiutare bambini e famiglie a sviluppare abitudini di cybersicurezza più solide, Kaspersky offre anche un corso online di Cyber Hygiene, che copre le nozioni di base per muoversi in sicurezza nel mondo digitale. È un modo semplice per imparare a proteggere dati personali, account, dispositivi e attività online e trasformare i consigli di questo articolo in abitudini quotidiane.

Per saperne di più su come proteggere i bambini online:

Consigli