Il titolo di un recente articolo pubblicato su The Atlantic andava dritto al punto: The End of Reading Is Here (“La fine della lettura è arrivata”). Secondo l’articolo, una ricerca del National Endowment for the Arts (NEA) ha rilevato che nel 2022 meno della metà degli adulti statunitensi aveva letto almeno un libro, mentre solo il 38% aveva letto un romanzo o un racconto.
Allo stesso tempo, il mercato librario statunitense continua a battere i propri record di pubblicazione, anno dopo anno: nel 2025, ad esempio, il numero di nuovi titoli ha superato i quattro milioni, un terzo in più rispetto al 2024. Di questi, ben 3,5 milioni sono stati pubblicati direttamente dagli autori, e uno dei principali motori di questo fenomeno è Kindle Direct Publishing (KDP) di Amazon.
La mia teoria per spiegare questa discrepanza tra le due tendenze è che ormai nessuno legge più libri perché siamo tutti troppo impegnati a scriverli. Scherzi a parte, se là fuori è rimasto ancora qualche lettore, probabilmente avrà già capito dove voglio arrivare: all’onipotente IA. Non molto tempo fa, una giornalista del New York Times specializzata in tecnologia si è imbattuta, con sua grande sorpresa, nella propria biografia su Amazon e ha capito subito che era stata scritta dall’IA. Scavando più a fondo nel mondo dei libri generati dall’IA, si è imbattuta nel lavoro di un consulente per la sicurezza informatica in pensione, particolarmente prolifico. Quello che è successo dopo, e dove trovare informazioni affidabili nell’era dell’IA, è il tema di questo articolo.
Retroscena: come una giornalista ha seguito il Bianconiglio ed è finita nella sua tana
Partiamo dall’inizio. Nell’estate del 2026, Kashmir Hill, giornalista del New York Times specializzata in tecnologia, è venuta a sapere da una sua conoscenza che l’anno precedente era stata pubblicata su Amazon una sua biografia. Si intitolava The Biography of Kashmir Hill: The New York Times Technology Journalist Who Exposed Clearview AI, Challenged Big Tech and Redefined Privacy in the Digital Age (“La biografia di Kashmir Hill: la giornalista del New York Times specializzata in tecnologia che ha smascherato Clearview AI, sfidato le Big Tech e ridefinito la privacy nell’era digitale”). Questa cosa l’ha lasciata a dir poco sbalordita, perché nessuno aveva mai contattato né lei né chiunque la conoscesse per raccogliere informazioni per il libro.
“Alice balzò in piedi, perché le balenò in mente di non aver mai visto prima d’ora un coniglio con un taschino nel panciotto, né con un orologio da tirar fuori.”
L’autore indicato era un certo John Crane Miller, e la foto sulla sua pagina Amazon era una generica immagine stock di un uomo bianco: una di quelle immagini che si trovano dappertutto su Internet. Hill non riuscì a trovare la minima traccia di informazioni personali o recapiti a suo nome. Ma, scavando più a fondo nel suo profilo Amazon, scoprì qualcosa di ancora più sorprendente: nell’estate del 2025, in una sola settimana, Miller aveva pubblicato la biografia di altri nove giornalisti americani, oltre a quella di Hill. Anche il lettore più ingenuo farebbe fatica a credere che un genio della letteratura possa produrre una mole di lavoro così impressionante senza un piccolo aiuto robotico.

La biografia della giornalista Kashmir Hill generata dall’IA, in cui si è imbattuta per caso su Amazon. Fonte
Eppure, l’edizione con copertina rigida della biografia di Kashmir Hill costava ben 26,99 dollari, nonostante fosse lunga appena 90 pagine. Dopo averla letta, Hill ha scoperto tutta una serie di “fatti” su di sé di cui nemmeno lei era a conoscenza, tra cui una descrizione dettagliata del suo rituale di preparazione del caffè (che, come osserva la giornalista, è in realtà compito del marito). Nel libro, Miller arrivava persino ad affermare di avere letto il diario d’infanzia di Kashmir Hill.
“..e, ardendo di curiosità, traversò il campo correndogli appresso, e per fortuna giunse appena in tempo per vederlo sbucciare in una vasta buca sotto la siepe.”
Hill non riuscì a rintracciare l’autore della sua biografia. Lasciò un commento sulla pagina Amazon del libro, chiedendogli di mettersi in contatto con lei. Nessuno rispose, e poco dopo tutti i libri associati al profilo di John Crane Miller scomparvero.
Questo le permise però di risalire a diversi altri autori di libri generati dall’IA su Amazon. In particolare, si imbatté in un certo Bill Johns, la cui pagina su Amazon riportava la bellezza di 445 libri a suo nome. Senza farsi grandi illusioni, gli chiese se fosse disposto a rilasciarle un’intervista e rimase non poco sorpresa quando lui accettò. Fu probabilmente proprio in quel momento che la sua indagine sull’IA si trasformò in una discesa nella tana del coniglio.
“Un attimo dopo, Alice vi si gettava dentro, senza pensare minimamente a come avrebbe fatto, poi, a uscirne..”
Bill nel paese delle meraviglie dell’IA
Bill Johns è andato in pensione nel 2024, dopo una carriera come consulente in materia di sicurezza informatica. Nel 2025 ha deciso di sperimentare con ChatGPT e, nel giro di un paio di settimane, ha usato il programma per generare il suo primo libro. Il libro trattava un tema legato alla cybersecurity, nello specifico la storia della pirateria informatica, e aveva un titolo di un’originalità folgorante: Ghosts in the Machine. Johns ne vendette appena un paio di copie, ma questo non gli impedì di generare altri 444 libri nel corso dell’anno successivo.

La pagina autore di Bill Johns su Amazon. In un solo anno ha pubblicato 445 libri su argomenti che spaziano dalla sicurezza informatica ai ponti, passando per lo sport, le biografie e la filosofia. Fonte Fonte
Quel numero impressionante include, ad esempio, una serie di 13 libri sulla cybersecurity che, insieme alla già citata storia della pirateria informatica, comprende i seguenti titoli:
- The Cybersecurity Blueprint: Building and Operationalizing a Complete Defensive Strategy (Sicurezza informatica: guida pratica a una strategia difensiva completa)
- Hardware Fortress: The Role of Data Diodes in Protecting Critical Infrastructure (La fortezza hardware: il ruolo dei diodi dati nella protezione delle infrastrutture critiche)
- Zero Trust: Redefining Security in a Perimeterless World (Zero Trust: ripensare la sicurezza oltre il perimetro di rete)
- Evolving Threats, Evolving Chains: Cybersecurity for the Modern Supply Chain (Nuove minacce, nuove vulnerabilità: sicurezza informatica per la supply chain moderna)
- The Integration Imperative: Cybersecurity for Legacy OT/ICS: Overcoming the Challenges of Digital Transformation in Critical Infrastructure (L’imperativo dell’integrazione: proteggere i sistemi OT/ICS legacy per affrontare le sfide della trasformazione digitale nelle infrastrutture critiche)
La sicurezza informatica si è rivelata tutt’altro che l’unica ossessione di questo prolifico autore, e nemmeno la principale. La produzione di Bill Johns spazia infatti tra sport, ponti, alcolici di ogni tipo (sake, whisky e chi più ne ha più ne metta), biografie di personaggi illustri, aviazione militare e filosofia. Insomma, trovare un argomento su cui non abbia ancora scritto un libro è praticamente impossibile.
Il “processo creativo” di Johns consiste nel pianificare i capitoli del libro con ChatGPT e poi scriverli uno alla volta. Come dice lo stesso Johns, chiedere all’IA di generare un intero capitolo in una volta sola non funziona granché (sorprendente, lo so), quindi è meglio scrivere il testo pezzo per pezzo. Quando necessario, chiede a ChatGPT di apportare delle modifiche. Dopo la pubblicazione, acquista una copia di ognuno dei suoi 445 libri su Amazon, ma solo per metterla sullo scaffale, dato che non sembra avere intenzione di leggerli. Per come la vede lui, li ha già letti mentre venivano generati, e questo gli basta.
L’obiettivo di questo titano della letteratura è generare 10 libri alla settimana, che guarda caso è il numero massimo consentito da Amazon in quel lasso di tempo (solo tre anni fa, il limite era il doppio). Detto questo, a differenza dei libri dell’autore della biografia di Kashmir Hill, quelli di Johns sono di base decisamente più lunghi.
Il tocco finale al ritratto di questo instancabile autore di libri autopubblicati è proprio il suo ritratto, che compare sulla sua pagina autore di Amazon e sulla quarta di copertina di tutti i suoi libri. Johns non nasconde che anche questa immagine è stata generata dall’IA e spiega la scelta con la sua consueta praticità e schiettezza: “L’alternativa era mettermi in giacca e cravatta e farmi dei selfie”.

Anche per la sua foto d’autore Johns ha lasciato fare all’IA: evidentemente, vestirsi bene e scattarsi un selfie era troppo faticoso. Fonte
L’economia del paese delle meraviglie dell’IA: le sorprese non finiscono mai
Qualsiasi lettore dotato di un minimo di buon senso non potrà fare a meno di chiedersi: perché Bill Johns e gli altri autori di libri creati con l’IA si prendono la briga di generare tutti questi libri, e addirittura in quantità così spropositate? Certo, si potrebbe “scrivere” un solo libro per inserirlo nel curriculum, vantarsi di essere un “autore Amazon” nella propria biografia sui social e dire agli sconosciuti al bar di essere uno scrittore. Magari, tanto per andare sul sicuro, se ne potrebbero sfornare altri due. Ma perché generarne più di 400?
La risposta sta nel modello economico sviluppato da Amazon molto prima che l’IA facesse la sua comparsa sulla scena. A differenza degli editori tradizionali, Amazon non stampa nulla in anticipo. La stragrande maggioranza dei libri pubblicati tramite Kindle Direct Publishing viene stampata su richiesta: una copia cartacea esiste solo nel momento in cui qualcuno, da qualche parte, decide effettivamente di acquistarla.
È così che un autore può pubblicare un libro sostenendo costi iniziali pressoché nulli. E, cosa ancora più importante, senza il rischio di ritrovarsi con pile di copie invendute in magazzino, già pagate e stampate. In altre parole, riempire lo store online di centinaia di titoli non costa quasi nulla, né ad Amazon né all’autore.
Con costi di investimento vicini allo zero, anche una domanda modesta può generare profitti reali. Bill Johns, ad esempio, vende qualche centinaio di libri al mese a lettori ignari. Una volta, nel periodo delle festività (tra dicembre e inizio gennaio), le vendite hanno toccato quota 821 copie, fruttandogli circa 6.000 dollari, un’entrata extra niente male per la pensione.
Alcuni libri creati con l’IA si rivelano vere miniere d’oro per i loro autori. È il caso della biografia dell’attivista politico americano Charlie Kirk, diventata un bestseller su Amazon dopo il suo assassinio. I lettori non l’hanno accolta favorevolmente e, dopo decine di recensioni che la definivano “lobotomizzante”, “una truffa” e “una vergogna”, Amazon l’ha ritirata dalla piattaforma. Nel frattempo, però, il servizio ne aveva già venduto probabilmente migliaia di copie, facendo guadagnare una bella sommetta sia ad Amazon che all’autore.
Come distinguere un corvo da uno scrittoio
In un mondo ormai saturo di IA, distinguere ciò che è fatto dall’uomo da ciò che è fatto dalla macchina diventa sempre più urgente. E poiché Amazon non è l’unico marketplace online ad alimentare la diffusione dei contenuti-spazzatura generati dall’IA, tutto lascia pensare che la situazione non farà che peggiorare.
Per evitare di imbatterti nelle allucinazioni senza fantasia dell’ennesimo chatbot, ti consigliamo di affidarti a fonti autorevoli quando si tratta di informazioni che contano davvero. Se, per esempio, cerchi competenze in materia di sicurezza informatica, il nostro blog è un ottimo punto di partenza. A differenza di certi consulenti in pensione iperproduttivi, noi scriviamo ogni parola di nostro pugno e ci mettiamo la faccia.
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