Il mercato globale della formazione online ha registrato una rapida crescita negli ultimi anni, ma la formazione in presenza continua a svolgere un ruolo importante. Secondo il report di Kaspersky “The portrait of a modern information security professional”, l’80% dei professionisti della sicurezza informatica in Russia preferisce l’apprendimento online, mentre in Europa molti continuano a orientarsi verso i format in presenza. Questo potrebbe far pensare a una scelta binaria, ma in realtà si tratta di un falso dilemma. La vera domanda non è quale format scegliere, bensì come combinarli per ottenere il massimo impatto.
La scelta tra apprendimento online e offline viene spesso presentata come un’alternativa netta. Ma questa impostazione è fuorviante. La realtà è molto più sfumata ed è plasmata da dinamiche psicologiche profonde e da specifici contesti organizzativi. Basta considerare la portata del cambiamento: dal 2000 il mercato globale dell’apprendimento online è cresciuto di un incredibile 900%, con oltre 1,6 miliardi di studenti coinvolti in qualche forma di istruzione digitale entro il 2021. Eppure, questa diffusione massiccia non ha eliminato, in alcuni contesti, la preferenza per le aule fisiche.
La differenza non riguarda solo la praticità, ma riflette il nostro stesso modo di apprendere. Gli adulti che possiedono un’elevata autonomia nell’apprendimento e fiducia nella propria capacità di autoregolarsi sono naturalmente attratti dalla flessibilità degli ambienti online. Al contrario, chi trae beneficio dal feedback immediato e dalla responsabilità strutturata offerta da un’aula fisica spesso considera questi elementi essenziali per il proprio coinvolgimento.
Dati recenti tratti dal report Kaspersky The portrait of a modern information security professional del 2024 mostrano che, in alcune regioni, la formazione online rappresenta la modalità prevalente, preferita dall’80% degli intervistati in Russia, dal 77% in America Latina e dal 73% nella regione META. Anche nell’area APAC la formazione online è in testa, con il 63%.
Ma questa preferenza è tutt’altro che universale. In Nord America il quadro cambia: il 55% dei professionisti della sicurezza informatica preferisce un approccio misto, che combini formazione online e offline, sebbene l’online mantenga ancora un leggero vantaggio rispetto alla formazione esclusivamente in presenza. L’Europa presenta il contrasto più netto, con preferenze quasi equamente divise ma leggermente orientate verso i format offline.
Perché la formazione online ha successo in alcune regioni
La marcata preferenza per la formazione online in alcune aree non è casuale: è una risposta logica a una combinazione di pressioni strutturali ed economiche.
In primo luogo, bisogna considerare la forza lavoro distribuita. In aree geografiche molto estese, riunire un team in un’unica sede fisica è spesso poco pratico. La formazione online rappresenta quindi l’unico modo realmente efficace per garantire competenze uniformi a team dispersi. A questo si aggiunge una forte sensibilità ai costi. In molte di queste regioni, le aziende operano con margini più ridotti: eliminare i costi legati a trasferte, sedi e logistica dei formatori rende l’apprendimento online una scelta economicamente sostenibile.
In secondo luogo, la natura stessa del lavoro nel campo della cybersecurity richiede un approccio nativamente digitale. Questo settore è caratterizzato da un’obsolescenza delle competenze più rapida rispetto a quasi tutti gli altri. Un panorama delle minacce in continua evoluzione richiede contenuti formativi che possano essere aggiornati e distribuiti immediatamente.
In terzo luogo, la preferenza per l’apprendimento online è stata rafforzata dalla normalizzazione del lavoro da remoto, un cambiamento comportamentale che ha modificato in modo permanente le aspettative professionali. Le ricerche confermano che il passaggio alla collaborazione a distanza, avvenuto durante la pandemia, si è evoluto in un modello di lavoro e apprendimento consolidato e duraturo.
Perché l’offline continua ad avere un ruolo importante altrove
In Europa e in alcune aree del Nord America, la preferenza per l’apprendimento in presenza affonda le radici in esigenze psicologiche e professionali ben precise. L’aula rappresenta uno strumento collaudato per favorire coinvolgimento profondo, validazione credibile e connessione umana. Le ricerche dimostrano costantemente che le aule fisiche favoriscono livelli più elevati di partecipazione attiva, un fattore chiave per un apprendimento più approfondito e una memorizzazione di lungo periodo.
La presenza di un docente e dei compagni di corso costituisce una risorsa cognitiva e motivazionale: rafforza il senso di responsabilità e riduce il senso di isolamento spesso segnalato nei contesti online. Inoltre, i format offline sono spesso percepiti come più credibili, soprattutto quando associati a laboratori pratici rigorosi e certificazioni, in cui il contesto strutturato di un esame in presenza rafforza questo senso di legittimità.
L’apprendimento online può inoltre comportare un significativo carico cognitivo superfluo, ossia lo sforzo mentale richiesto per gestire piattaforme e distrazioni, anziché concentrarsi sull’assimilazione dei contenuti. Questo può portare a esaurimento e ridotta capacità decisionale. L’aula fisica, al contrario, offre un ambiente protetto che riduce questo stress digitale, consentendo agli studenti di dedicare tutte le proprie risorse cognitive alla materia.
Infine, la natura strutturata della formazione in presenza offre un quadro chiaro per l’apprendimento, giustificando il tempo dedicato e i budget aziendali destinati alla formazione in un modo che i moduli online, sempre accessibili, talvolta non riescono a garantire.
La dimensione psicologica: come i professionisti scelgono il format
Le scelte relative alle modalità di apprendimento sono spesso influenzate da bias cognitivi che possono portare a decisioni non ottimali. Ad esempio, il bias dello status quo può indurre uno studente a preferire i tradizionali seminari in presenza anche quando un modulo online flessibile sarebbe più adatto alle sue esigenze di aggiornamento professionale. La buona notizia è che questi bias possono essere mitigati, attraverso percorsi che aiutano lo studente a riconoscere e contrastare i propri pregiudizi cognitivi.
Per molti professionisti, soprattutto in settori ad alto rischio come la sicurezza informatica, scegliere un percorso formativo equivale a gestire un rischio professionale. Non si tratta semplicemente di selezionare un corso, ma di investire nella propria occupabilità futura e proteggersi dall’obsolescenza delle competenze.
Uno studio del 2024 condotto su studenti di MBA part-time ha rilevato che coloro che si sono laureati nei tempi previsti hanno spesso adottato un “approccio pragmatico”, accettando modalità online o ibride come strategia necessaria per raggiungere i propri obiettivi, pur riconoscendone i limiti. Al contrario, chi ha ritardato la laurea ha spesso manifestato una forte preferenza per l’apprendimento in presenza, talvolta per timori legati alla qualità dell’interazione: una scelta emotivamente rassicurante, ma che ha introdotto un rischio strategico per il rispetto delle tempistiche.
Infine, l’apprendimento online è associato a una preferenza per flessibilità e convenienza economica. Tuttavia, esiste un compromesso fondamentale: pur motivati dai vantaggi pratici, gli studenti possono sperimentare insoddisfazione dovuta all’isolamento sociale e alla limitata interazione dinamica dei format online, fattori che possono compromettere l’impegno nel lungo periodo.
Il modello ibrido come risposta strategica
Le evidenze raccolte sul piano psicologico, regionale e comportamentale conducono a una conclusione inevitabile: il futuro della formazione professionale non è né online né offline, ma ibrido. I modelli ibridi funzionano perché affrontano le seguenti sfide fondamentali:
- Efficienza cognitiva: trasferendo le conoscenze di base in moduli online fruibili secondo i propri ritmi, gli studenti riducono il carico cognitivo superfluo e l’affaticamento digitale. Arrivano alle sessioni in presenza preparati a partecipare a discussioni avanzate e alla risoluzione di problemi, anziché limitarsi a un ascolto passivo.
- Rafforzamento sociale: la componente in aula soddisfa il bisogno profondo di interazione tra pari, networking e responsabilità strutturata che l’apprendimento esclusivamente online spesso non riesce a garantire.
- Applicazione delle competenze pratiche: soprattutto, i modelli ibridi creano lo spazio necessario per l’apprendimento pratico e applicato richiesto dai professionisti della sicurezza informatica. La teoria appresa online viene immediatamente consolidata attraverso laboratori in presenza, simulazioni e feedback in tempo reale da parte di docenti esperti.
Per aziende e professionisti che si muovono in questo panorama complesso, la prima domanda non è quale format scegliere, ma quale direzione seguire. Kaspersky Cyber Pathways aiuta a orientarsi, allineando le motivazioni individuali al percorso di apprendimento più efficace, che quasi certamente sarà di tipo ibrido.