Noushin Shabab: donne e sicurezza informatica

13 Apr 2018

Il divario di genere nel settore della tecnologia è un tema noto a tutti, una problematica che diventa ancor più evidente quando si dà un’occhiata a quante donne hanno ruoli di rilievo nella sicurezza informatica. Dallo studio condotto dal Centre for Cyber Safety and Education nel 2017 emerge che solo l’11% della forza lavoro globale della cybersicurezza è composto da donne. E secondo il nostro ultimo sondaggio su donne e cybersicurezza, già a partire dai 16 anni le donne statunitensi, europee e israeliane scartano una carriera professionale in questo settore.

Eppure, nel campo della cybersicurezza esistono molte opportunità per quelle donne pronte a combattere la grande sfida della lotta alle minacce informatiche. Abbiamo molti eccellenti esempi, donne che si sono fatte spazio in questo mondo, come Noushin Shabab, dalla brillante carriera nel campo della sicurezza informatica e che ora è Senior Security Researcher di Kaspersky Lab e membro del nostro rinomato e selezionato team di ricercatori GreAT. L’abbiamo intervistata per capire qual è stato il suo percorso, in che modo questo settore si sta aprendo un po’ di più alle donne e quali passi bisogna ancora fare per migliorare la situazione.

Come mai hai deciso di intraprendere una carriera nel campo della cybersecurity?

Fin da piccola mi hanno sempre appassionato i problemi e i giochi di matematica. Alle medie ho avuto l’opportunità di apprendere qualche nozione di programmazione ed è lì che ho capito che questa mia passione si sposava bene con la costruzione di algoritmi e alcuni aspetti di risoluzione di problemi dell’informatica. Dopo essermi laureata in ingegneria informatica, è iniziata la mia carriera nel settore della cybersecurity nella posizione di malware analyst, un mondo dove potevo esprimere al massimo le mie capacità di problem-solving. Mi sono subito resa conto che non c’era settore migliore dove avrei potuto fare la differenza.

Cosa ti senti di dire alle giovani donne che hanno le capacità per farsi strada in questo settore, affinché si sentano pronte a intraprendere una carriera di questo tipo?

Il settore della sicurezza IT è così vasto, ci sono così tante figure professionali da poter ricoprire che sicuramente qualsiasi giovane donna a cui interessi l’informatica troverà il lavoro che fa per lei. Per avere successo in questo mondo bisogna avere sì le capacità ma anche essere tenaci e avere passione, perché ci saranno giornate niente affatto facili, ma ne varrà sempre comunque la pena.

Le sfide da affrontare saranno tante ma, quando vedi che tutti i tuoi sforzi per arrivare a una soluzione alla fine vengono ripagati, allora senti di aver fatto la scelta giusta e che il tuo lavoro non è routine, è diventato ormai il tuo stile di vita.

Dal tuo punto di vista, come sta cambiando il settore della cybersecurity per lasciare maggiore spazio alle donne, in modo che possano dare il loro importante contributo?

Per fortuna, stanno cambiando varie cose nel nostro settore per attirare l’interesse delle donne. Ad esempio, dal mio punto di vista uno degli aspetti più significativi è la maggiore presenza di donne che lavorano nella sicurezza IT e che si impegnano a ispirare le studentesse universitarie e delle scuole superiori, spiegando loro perché dovrebbero potenziare il loro talento e a sfruttarlo nella loro carriera professionale.

Un altro elemento importante è la presenza di un maggior numero di eventi e organizzazioni che si impegnano a promuovere un futuro in questo settore, come OURSA (OUR Security Advocates). Se ci sono sempre più eventi di questo tipo, che mettono in risalto l’importanza delle donne nella sicurezza IT grazie a interventi di diversi esperti, il settore in generale cambierà il suo punto di vista e le donne si interesseranno di più a un mondo forse ancora poco conosciuto.

Secondo te cosa dovrebbero fare le alte sfere del settore per assumere sempre più donne di talento?

Ci sono donne che preferiscono lavorare in un ambiente diversificato e credo che, per assumere sempre più donne in questo settore, si dovrebbe creare un ambiente dove tutti i dipendenti (e soprattutto le donne) si sentano a proprio agio e possano costruire rapporti professionali e personali. Il consiglio che posso dare ai dirigenti è quello di incoraggiare tutti i lavoratori affinché le donne del proprio team si sentano sempre a proprio e possano esprimere al meglio le proprie capacità professionali. Ciò porterà miglioramenti in tutti gli aspetti del business e l’intera azienda avrà un maggiore riconoscimento.

Cosa ti piace di più del settore professionale che hai scelto?

Mi piace soprattutto il fatto che ogni giornata di lavoro è diversa dall’altra. Ogni giorno affrontiamo sfide diverse ed è quello che non mi fa mai smettere di sentire passione ed entusiasmo per questa professione. Svegliarsi la mattina e sapere che ti aspettano tante avventure, è uno degli aspetti più affascinanti del mio lavoro.

Kaspersky Lab si sta impegnando molto per creare un ambiente di lavoro più diversificato. Qual è stato il tuo contributo in questa svolta?

Da quando faccio parte di Kaspersky Lab, faccio di tutto per partecipare a eventi pubblici come Interpol World a Singapore, dove mostriamo quanto sia importante la presenza delle donne di talento in diversi settori. Mi impegno costantemente per migliorare e perfezionare le mie capacità nel nostro settore, per dimostrare che le donne sono forti e possono farsi strada in un campo dominato da figure maschili. Per quanto mi riguarda, tutto inizia con lo studio; nel mio tempo libero (al di fuori delle ore lavorative in Kaspersky Lab), ho collaborato con l’organizzazione Australian Women in Security Network.  Insieme abbiamo stilato un programma universitario, con lezioni di autoaffermazione e sicurezza informatica in vista di un futuro lavorativo. Il mio obiettivo è ispirare le giovani donne affinché ogni giorno decidano intraprendere una carriera simile alla mia, perché il potenziale è infinito e il desiderio più grande che abbiamo è quello di colmare questo divario di genere nel nostro settore.

Qual è il tuo modello di riferimento, e perché?

Non ho una persona di riferimento in particolare, ne ho tante che mi hanno ispirato fino a oggi e che continuano a farlo. Due di queste nel nostro campo sono Margaret Hamilton e Jean Bartik.

Margaret Hamilton è stata una delle persone più importanti nello sviluppo del software di navigazione per le missioni spaziali Apollo ed è stata una vera pioniera nel campo della programmazione.

Jean Bartik è stata una delle prime programmatrici per l’ENIAC. Queste due donne sono di ispirazione perché hanno lavorato duramente e hanno avuto costanza in tempi in cui c’erano molti limiti nei propri campi di lavoro. Sono state sempre forti e ce l’hanno fatta, per questo possono essere un punto di riferimento per moltissime donne.