Come sarà la pubblicità sugli assistenti vocali?

Privacy Tecnologia

Chi  non ha usato un assistente vocale, o per lo meno non ne ha mai sentito parlare? Per molte persone è più facile fare una domanda a Google, Alexa o a Siri piuttosto che digitare una ricerca nella barra del browser.

Tuttavia, come con qualsiasi tecnologia futuristica, bisogna fare molta attenzione quando si ha a che fare con gli assistenti vocali. Abbiamo già parlato di come questi dispositivi intelligenti un po’ orwelliani possano rappresentare una minaccia per la privacy. Oggi, invece, ci concentreremo su un altro aspetto relazionato: la pubblicità sugli assistenti vocali. Cosa sono e cosa può andare storto? Vediamo.

Il futuro del Big Advertising

Circa un anno fa, l’assistente vocale Google Home è stato protagonista di un aneddoto interessante. Un proprietario del dispositivo ha utilizzato la funzionalità My Day e, dopo aver ascoltato le previsioni meteo e di traffico, oltre alle notizie e agli impegni della giornata, è stato informato che La Bella e la Bestia era già disponibile in tutti i cinema della sua città. È poi partito un pezzo della colonna sonora del film e uno slogan che incitava a saperne di più.

Il video che riprendeva questo momento si è diffuso rapidamente online. Sorprendentemente, un portavoce di Google ha negato, in un comunicato piuttosto strano, che il frammento audio fosse una pubblicità: “Non è un annuncio pubblicitario. La bella notizia è che il nostro Assistente invitava i nostri partner a stare con noi e a condividere il proprio racconto“. E mentre la gente cercava di capire qualcosa di questo messaggio quantomeno criptico e ricercato, Google ha cancellato velocemente il messaggio da tutti i dispositivi Home.

Si vociferava che Google non avesse ricevuto un compenso per questo messaggio dalla Disney, per cui sembrava più che altro una sorta di esperimento. Ciononostante, se gli annunci pubblicitari diventeranno una realtà degli assistenti vocali, ed ecco come potrebbero essere.

All’inizio di quest’anno, Amazon avrebbe avuto contatti con diverse grandi compagnie, tra cui i giganti del retali Procter & Gamnle e Clorox, per l’inserimento di annunci vocali direttamente collegati alle ricerche dell’utente.

In teoria, dal punto di vista di chi vende, si tratta di annunci molto più allettanti rispetto al tradizionale advertising contestuale. Innanzitutto perché non sembra una pubblicità, piuttosto un consiglio amichevole rivolto. In più, l’utente non può fare scroll e andare avanti come in Facebook e ascolterà i sottili suggerimenti dell’assistente vocale fino alla fine.

Se pensiamo che Amazon Echo sta facendo furore e sta prendendo sempre più posto in tutte le case, si potrebbe parlare di una vera e propria rivoluzione nel mondo della pubblicità. Amazon ha affermato di non aver intenzione di aggiungere pubblicità ad Alexa, o almeno per il momento….

E i dati personali?

Da quanto sappiamo circa le negoziazioni di Amazon con potenziali advertiser, la tecnologia alla base della pubblicità vocale avrebbe delle similitudini con l’adevertising contestuale delle ricerche online. Si tratta di una tecnologia che processa big data e che li vende agli advertiser.

Google e Amazon sono sempre alla ricerca spasmodica di queste informazioni e le tecnologie di raccolta dati stanno avanzando a passi da gigante, più dello sviluppo di nuovi dispositivi. Allo stesso tempo, gli utenti da tempo ormai sospettano che le grandi compagnie utilizzino in modo sospetto le tecnologie di elaborazione vocale e pubblicità mirata, tecnologie che si fondano sull’impiego di questo tipo di dati.

Ad esempio, in molti si sono lamentati di una strana “coincidenza”: dopo aver detto qualcosa ad alta voce, navigando online hanno visto pubblicità riguardanti proprio ciò di cui si stava parlando. Facebook e Google, le compagnie accusate più spesso, hanno negato tutto; tuttavia, si tratta di una tecnologia perfettamente implementabile e l’ascolto costante delle nostre conversazioni non prosciuga poi tanto la batteria del nostro smartphone. E se parliamo di dispositivi constantemente collegati alla presa di corrente, il problema neanche si pone.

I dati che Google e Amazon raccolgono su di noi, basati sui nostri comportamenti online, sono più che sufficienti per mostrarci pubblicità mirata. E se aggiungiamo il linguaggio gentile e discreto di un assistente vocale, che ci informa che potremmo trovare i nostri biscotti preferiti in un negozio proprio vicino casa, o che hanno appena aperto una enoteca dove trovare il rosso perfetto per l’arrosto che prepareremo per cena, questi annunci non saranno solo rilevanti ma estremamente convincenti. E come se non bastasse, gli assistenti vocali possono perfettamente inviare un ordine se l’utente lo desidera. Completiamo con la possibilità di ascoltare e analizzare ciò che dice il proprietario del dispositivo e questa tecnologia inizia a essere abbastanza inquietante.

Diventeremo schiavi della pubblicità?

Nella realtà odierna paghiamo una buona parte di ciò che consumiamo in dati. Gli annunci vocali (personalizzati, affidabili, rilevanti e forse anche utili) possono essere una vera miniera d’oro per i giganti della tecnologia. Ma non sappiamo ancora quanto spesso ascolteremo questi annunci e in quale misura influenzeranno le nostre scelte come consumatori.

La migliore linea di difesa per il momento è prestare attenzione a come i giganti della tecnologia utilizzano i nostri dati, e quali autorizzazioni concediamo.

Le soluzioni di sicurezza di Kaspersky Lab offrono una protezione per limitare il volume di informazioni che i giganti della tecnologia possono ottenere da noi. Per approfittare di questa funzionalità, non dovete far altro che entrare nelle impostazioni di Kaspersky Internet Security  e attivare l’opzione Private Browsing. Per quanto riguarda gli assistenti vocali:

  • Disattivate il microfono (su Amazon Echo e Google Home ci sono proprio dei pulsanti per farlo) per limitare l’accesso a certi dati;
  • Bloccate gli acquisti o proteggeteli con una password utilizzando le impostazioni dell’account. In questo modo eviterete acquisti indesiderati mediante i comandi vocali.