Cose di Internet: dispositivi intelligenti e problemi vari di connessione

3 Dic 2018

Dopo una lunga giornata di lavoro, è bello tornare a casa. Prendete lo smartphone, aprite un’app e fate tap sullo schermo. A diversi chilometri di distanza, il vostro appartamento prende vita. Si accendono le lampadine smart, il riscaldamento intelligente si attiva e la vostra macchinetta inizia a preparare da sola il vostro caffè preferito che sarà pronto proprio mentre aprite la porta di casa. La smart home è così comoda!

Eppure, in tutto c’è sempre il rovescio della medaglia e, nel nostro caso, le smart home per funzionare correttamente si affidano a diversi sistemi, ognuno dei quali può avere problemi di funzionamento (più ci si appoggia a terzi, più a perderne è l’affidabilità).

Disconnessi… e al freddo 

Qualche giorno fa, su Twitter sono comparse diverse lamentele provenienti dai proprietari dei termostati Natatmo, che all’improvviso non potevano più modificare la temperatura di casa. Ciò era dovuto a un malfunzionamento di alcuni server di Netatmo e, quelli ancora funzionanti, non erano in grado di gestire tutte le richieste degli utenti.

Per situazioni di questo tipo, i termostati Netatmo dispongono di un comando che consente agli utenti di cambiare manualmente la temperatura e senza utilizzare la app. Tuttavia, per alcuni utenti sfortunati, neanche questo sistema ha funzionato correttamente, e hanno dovuto sopportare una casa fredda senza poter far nulla al riguardo.

C’è un altro aspetto di questo problema da tenere in considerazione: quando si dipende da fornitori di terze parti, gli inconvenienti possono persino essere maggiori. Ad esempio, alcuni dispositivi smart sono controllati attraverso un servizio molto interessante chiamato IFTTT (If This Then That), che si trova sulla piattaforma Amazon Web Services. Lo scorso anno, in seguito a una anomalia nell’infrastruttura di Amazon, i server di IFTTT hanno smesso di funzionare e gli utenti non hanno potuto accendere le luci o inviare qualsiasi altro comando con le proprie applicazioni per smart home, fino a quando i server sono tornati online.

Smart home al capolinea

Un’interruzione del servizio dei data center non è l’unico inconveniente che può capitare a una smart home. C’era una volta (prima del 2014, per essere precisi), una piccola azienda chiamata Revolv che produceva smart hub, ovvero quelle “scatoline” che sono il cuore della vostra smart home e che comunicano con la app presente sullo smartphone. L’hub e la app utilizzano il server per “parlare” tra loro.

Tuttavia, sappiamo che le aziende vengono vendute e acquistate ed è ciò che è capitato a Revolv, acquisita da un vendor più grande di smart home chiamato Nest (che, a sua volta, era stata acquisito da Google qualche mese prima dell’accordo).

Dopo l’acquisizione, Nest ha bloccato immediatamente la vendita degli smart hub Revolv, anche se i dispositivi esistenti hanno continuato a funzionare per un po’. Nel 2016, Nest ha deciso di sbarazzarsi per sempre di Revolv e ha disattivato i server che si occupavano della gestione della sua infrastruttura. Dopo la chiusura del servizio, a maggio 2016, gli smart hub di Revolv sono diventati assolutamente inutili, non potendo fare assolutamente nulla di ciò che facevano prima, oltre al fatto che l’app non era più disponibile. Ai suoi inizi, nel 2014, un hub Revolv costava 300 dollari e, in un paio d’anni, un dispositivo che è costato una bella cifra si è trasformato in una scatola di plastica inutile.

Lampadine incompatibili con il GDPR 

L’entrata in vigore del GDPR dell’Unione Europea (Global Data Protection Regulation, o Regolamento generale sulla protezione dei dati) ha avuto importanti conseguenze nel mondo di Internet: ad esempio, da alcuni indirizzi IP europei all’improvviso non era più possibile accedere ad alcuni siti statunitensi in quanto i loro proprietari avevano deciso di non gestire i dati dei cittadini UE. E, se qualcosa fosse andato storto, questa decisione sarebbe costata una fortuna all’azienda.

Ma il GDPR ha coinvolto anche oggetti della vita reale (sappiamo che il mondo reale e quello di Internet sono ormai intrecciati e indivisibili). Ad esempio, in Europa, le lampadine intelligenti Xiaomi Yeelight, che consentono il loro controllo in remoto mediante un’app, hanno perso tutte le proprie funzionalità dopo un aggiornamento della app effettuato per adempiere al GDPR. Si sono così trasformate in normali lampadine da accendere con un pulsante. Meglio di niente, è vero, ma non era proprio il servizio che si aspettava chi ha deciso di acquistare questo prodotto.

Aspirapolveri-spia 

Nessuno dei grattacapi fino ad ora menzionati è stato dovuto agli utenti: i termostati Netatmo, gli hub Revolv e le lampadine Yeelight avrebbero continuato a funzionare perfettamente se non si fosse verificato un malfunzionamento dei server. Ed è un fenomeno che si verifica spesso. I vendor raccolgono e processano i dati ottenuti dalle loro app e dai dispositivi smart. I dati servono per due scopi principali: da un lato per attivare le funzionalità dei dispositivi smart e, dall’altro, per svilupparne delle nuove. Inoltre, questi dati servono ai vendor per conoscere meglio i propri clienti e, a volte, questi dati vengono anche venduti.

La compravendita di dati è un fenomeno noto a tutti da una decina di anni ormai. Tuttavia, a volte non ci rendiamo conto quali nostre informazioni vengono raccolte e come. Sappiamo che Google e Facebook raccolgono dati, ma gli utenti di Nest sanno che l’azienda è stata acquisita da Google e che si trova inglobata a sua volta in Alphabet? E così ora Google, ad esempio, possiede informazioni sulla temperatura nelle nostre case.

I proprietari dei robot aspirapolvere iRobot sanno che di recente Google e iRobot hanno raggiunto un accordo che, tra le altre cose, consente a Google di accedere ai dati di mappatura della casa raccolti dall’aspirapolvere? In sostanza, ora Google sa come è fatta la piantina del vostro appartamento, oltre a tanti altri dati che già conosceva.

Ma non sono solo Google e Facebook a essere ossessionati con i dati degli utenti. Anche Xiaomi sta immagazzinando i dati di mappatura della superficie del pavimento, raccolti dall’aspirapolvere Mi Robot. Vi abbiamo già detto che i robot aspirapolvere di Xiaomi funzionano solo mediante un’app, che a sua volta funziona solo se connessa al server (e, per la maggior parte degli utenti, questo server si trova in Cina)?

La ciliegina sulla torta

Potreste pensare che questi problemi non siano così gravi da poter minare la comodità del controllo in remoto delle diverse funzionalità della vostra casa. Tuttavia, si sono verificati anche incidenti di una certa importanza, e molti. Lo scorso ottobre, qualcosa non andava nella app che controllava il sistema di allarme Yale e ciò a portato a tutta una serie di incidenti nelle case in cui era stato installato. Molte persone sono state costrette a rimanere in casa perché non sono riuscite a disattivare l’allarme e ci è voluta più di una giornata per risolvere il problema.

In passato, una situazione simile si è verificata con le serrature smart di Lockstate: un aggiornamento non corretto del firmware ha bloccato tutte le serrature. Tutte quante.

Ma avete mai visto qualcuno che usa le serrature intelligenti? Ebbene, sembra che gli host di AirBNB ne siano grandi fan, per questo l’inconveniente ha interessato oltre 200 ospiti AirBNB che sono rimasti bloccati dentro gli appartamenti. La cosa peggiore è che il problema non poteva essere risolto velocemente con un nuovo aggiornamento in remoto del firmware: gli utenti dovevano disinstallare le serrature e riportarla al venditore per la riparazione o aspettare che un ingegnere la riparasse in loco. Per entrambe le soluzioni ci volevano tra le due e le tre settimane di attesa.

Normalmente i dispositivi connessi a Internet vengono raggruppati nella categoria Internet delle Cose ma, potremmo anche invertire l’espressione in Cose di Internet, in quanto questi dispositivi dipendono totalmente da una connessione e, se qualcosa va storto in questo senso (un problema con il server, mancato collegamento, errori nelle app o nel firmware etc.), questi dispositivi diventano praticamente inutili, e quindi non più così intelligenti come si pensava.