La privacy online fa bene alla nostra salute mentale. Ecco perché

11 Ott 2018

Non molto tempo fa, ho letto il libro Lost Connections di Johann Hari, che consiglio a chiunque si senta depresso o soffra d’ansia, anche solo leggermente. È davvero un bel libro, dove si esprime la necessità di tornare ai normali rapporti interpersonali e ai valori, un libro che spinge a fare qualcosa di utile e che può davvero aiutare a superare la depressione. Non è un antidoto valido per tutti, ovviamente, ma vi può aprire una porta sui motivi, non sempre chiari, che portano all’infelicità.

Un aspetto che mi ha colpito particolarmente del libro è che alcuni fattori negativi segnalati da Hari, che riguardano la nostra società e che andrebbero risolti, hanno a che vedere con la nostra privacy. Può sorprendere, eppure sembra che preoccuparsi della propria privacy online può avere effetti positivi sul nostro stato mentale. In questo post molto personale, mi piacerebbe descrivere due aspetti della privacy che sono direttamente collegati al benessere morale. Ci tengo a precisare che si tratta di un punto di vista personale, che potrebbe discostarsi da quello ufficiale dell’azienda.

Social network: o come ci si disconnette dagli altri

Il paradosso del mondo moderno: i social network ci permettono di parlare con parenti e amici, in tutto il mondo e in qualsiasi momento; eppure, nella storia dell’essere umano, oggi ci sentiamo più soli che mai e disconnessi dagli altri.

Questa “disconnessione” è stata percepita non solo da Hari ma anche da altre fonti diverse e indipendenti l’una dall’altra, compreso un nostro sondaggio.  I social network non possono sostituire la comunicazione della vita reale con le persone che ci importano davvero. Anche parlando in termini chimici, la comunicazione via social network è diversa dall’interazione faccia a faccia, il contatto umano è un’altra cosa: durante l’interazione umana si libera un ormone chiamato ossitocina che, assieme alla serotonina e alla dopamina, si occupano di farci sentire felici.

Su questo blog abbiamo parlato molte volte della privacy e della sicurezza sui social network, e spesso vi abbiamo suggerito di modificare le impostazioni di Facebook, LinkedIn, Twitter, Instagram e via dicendo. La maggior parte di queste modifiche servono a evitare che persone indesiderate possano accedere a informazioni che vi riguardano. Inoltre, abbiamo parlato dell’abitudine di condividere eccessivamente tutto ciò che riguarda la nostra vita e delle conseguenze negative di tale comportamento. Eppure, più mi addentro nelle impostazioni sulla privacy dei social, più mi imbatto in notizie di fughe di dati da questi social (che sia lo scandalo di Cambridge Analytica o la fuga di informazioni da Ashley Madison). E tutto ciò mi spinge sempre di più verso l’idea di non avere più account sui social network, o per lo meno di ridurre al minimo il tempo che trascorro su queste piattaforme.

Non sono una persona impulsiva che si butta non appena gli passa una cosa per la testa; ho riflettuto molto sull’argomento e sono arrivato a questa conclusione: non cancellerò i miei account su Facebook, Twitter, LinkedIn etc. Ognuno di essi mi serve per qualcosa: ad esempio Facebook per ricordarmi i compleanni e mi aiuta a restare in contatto con colleghi o conoscenti per documentarmi sui post che scrivo per questo blog. LinkedIn mi può servire per la mia carriera professionale (per lo meno è quello che si dice, non ho avuto modo di sperimentarlo di persona, anche se sì ha aiutato mia moglie a trovare interessanti opportunità di lavoro). Twitter è un social network che usano molti ricercatori di sicurezza IT ed è una buona fonte di informazioni per il nostro settore.

Dal mio punto di vista, la soluzione consiste nel configurare le impostazioni sulla privacy con la maggiore rigidità possibile, ridurre il tempo che si trascorre su queste piattaforme ed evitare di usarle per comunicare con parenti e amici. Ho eliminato Instagram e Swarn perché mi facevano provare invidia e altri sentimenti negativi verso le altre persone. Dopo aver cambiato queste abitudini, trascorrendo molto meno tempo a fare scroll tra i vari news feed, ho iniziato a sentirmi meglio e soprattutto ad avere più tempo per vedere i miei amici, il che ovviamente ha incrementato il mio stato di benessere.

È una soluzione personale, che su di me ha funzionato ma che potrebbe non essere quella giusta per voi, ma vorrei che almeno rifletteste su questo: avete davvero bisogno di tutti questi account su tanti social network diversi? E avete davvero bisogno di passare il vostro tempo a controllare ognuno di essi? Ridurre al minimo la comunicazione e la condivisione sui social è un modo di aumentare la vostra privacy online e per stare meglio. E cancellare qualche account può aiutare ancora di più, ma dovete essere pronti a compiere questo passo radicale.

Pubblicità: o come ci si disconnette dai valori

È stato calcolato che ogni giorno siamo esposti a oltre 4 mila annunci pubblicitari. Non li notiamo tutti ma sono lì: cartelloni per strada, banner su siti Internet, annunci sui motori di ricerca, post sponsorizzati sui social network e così via. Per non parlare del fatto che molte persone indossano capi con la marca in bella vista. Il mondo moderno vuole farci comprare beni e oggetti e centinaia di migliaia di persone che lavorano nel mondo del marketing e nelle vendite lavorano ogni giorno per farci credere che questo o quel nuovo oggetto ci renderà più felici, ci farà stare meglio o ci aiuterà a realizzare i nostri sogni.

Forse c’è un fondo di verità in tutto ciò (ad esempio, comprare una bici ci rende più felici perché ci fa provare la gioia di fare un giro su due ruote). Ma non ci rende molto più felici comprare una bici nuova, costosa e dotata di mille optional al posto di una comune bicicletta, perché faremo sempre lo stesso giro al parco. Una nuova bici alla moda vi distinguerà dagli altri che vi circondano, ma non è che faccia chissà quale differenza sulle persone che vi vogliono bene per davvero.

Eppure, la pubblicità ci spinge a comprare sempre di più e non importa il modello di auto che avete già, ci sarà sempre un’altra automobile con più cavalli e optional. E gli annunci personalizzati vi spingeranno a darci un’occhiata, forse anche a provare il nuovo modello e nascerà in voi il desiderio di averlo. Gli annunci personalizzati sui motori di ricerca o i social network sono quelli che colpiscono di più perché sono stati creati apposta per noi, anche se spesso pubblicizzano beni che non vogliamo realmente ma è ciò che la società vuole che desideriamo. Stiamo parlando dei cosiddetti valori estrinsechi, opposti ai veri valori che sono intrinsechi.

I valori intrinsechi, di solito non riguardano i beni materiali, si tratta piuttosto di riuscire a fare qualcosa (imparare a suonare uno strumento, ad esempio) o di preoccuparsi di qualcuno. parliamo di fare qualcosa di importante per le persone che ci stanno a cuore o per la società in generale.

Aspirare ai nostri valori intrinsechi (le idee che ci interessano per davvero) ci aiuta a essere più felici e a voler vivere la vita. Spesso, però, si tratta di valori nascosti od offuscati dai valore estrinsechi, dal momento che nessuno li pubblicizza (bisogna scavare a fondo dentro noi stessi per trovarli); i valori estrinsechi, invece, sono pubblicizzati dappertutto e, come abbiamo già accennato, su Internet vengono create pubblicità fatte apposta per noi proprio per questo.

Quali informazioni vengono utilizzate online per le pubblicità personalizzate? Parliamo dei nostri post sui social network, i nostri Mi piace, i dati che riguardano la nostra geolocalizzazione, tutto ciò che abbiamo cercato su Internet. E ancora, quello che scriviamo sulla nostra casella Gmail o ciò di cui parliamo su Facebook Messenger…  insomma, stiamo parlando di Big Data.

Come evitare gli annunci pubblicitari mirati? Evitando di concedere troppe informazioni a coloro che le utilizzano per questo obiettivo ed evitando che ci rintraccino. Insomma, difendendo la nostra privacy.

Non sto parlando di eliminare Gmail per sempre, è un servizio troppo comodo, che uso e continuerò a usare. Ma, ripeto, questo post ci aiuta a riflettere se i servizi che usiamo e che raccolgono dati per scopi pubblicitari ci servono per davvero e se possiamo sostituirli con altri che si preoccupano di più della nostra privacy.

Ho descritto il mio approccio ai social network, ora tocca a voi prendere la vostra posizione. Ridurre il tempo sui social implica visualizzare un numero minore di annunci e concederete meno dati personali che possono essere utilizzati a scopo pubblicitario. Ma esistono anche i motori di ricerca o siti di notizie che vogliono proporvi annunci personalizzati. Potete evitarli utilizzando software che evitano il tracking o servizi che tengono in considerazione la privacy. Ad esempio, invece di usare Google come motore di ricerca sono passato a DuckDuckGo, una piattaforma per la ricerca su Web che presta maggiore attenzione alla privacy. La pubblicità continua a esserci, è la loro fonte di guadagno, ma non saranno rintracciati i vostri movimenti e non c’è dietro l’enorme rete pubblicitaria di Google Ads, il che vuol dire che non vi verrà proposta pubblicità in base alle vostre ricerche.

I risultati

Avere più tempo per parlare faccia a faccia con le persone a me più care e meno annunci pubblicitari ad affollarmi la testa mi ha fatto un gran bene e, forse, potrebbe far bene anche a voi. Grazie a questo cambiamento, ho scoperto che ci sono persone intorno a me che hanno gli stessi miei problemi e, provare a risolverli insieme o per lo meno solo parlarne, fa sì che questi problemi sembrino un po’ più piccoli e soprattutto più sopportabili.

Dopo aver letto il libro di Hari e apportato questi piccoli cambiamenti alla mia vita, forse posso dire di essere una persona più felice rispetto a prima, e il tuo si è allineato facilmente con l’idea di aumentare la mia privacy online. E, avendo come obiettivo quello di ristabilire una connessione con i valori che contano, ho pensato di creare qualcosa che in qualche modo possa migliorare la vita degli altri. Ed è per questo che ho scritto questo post, e spero che abbia aiutato qualcuno di voi.