Il giusto equilibrio, ovvero come incoraggiare le donne a farsi strada nell’IT

8 Mar 2019

Il tema di quest’anno della Giornata Internazionale della Donna è racchiuso nell’hashtag #BalanceforBetter: il messaggio di equilibrio che trasmette va applicato particolarmente al mio settore, quello della cybersecurity.

 

L’hashtag è la versione abbreviata di un concetto più ampio, “Better the balance, better the world” (un equilibrio migliore, per un mondo migliore) e, di fatto, lo squilibrio di genere nel nostro settore non è mai stato così importante. Nella cybersecurity la presenza di talenti femminili scarseggia, lo squilibrio è evidente: secondo alcune stime, il 90% della forza lavoro del nostro settore è costituito da uomini. Da quanto emerso da una ricerca che Kaspersky Lab ha condotto all’inizio di quest’anno sul settore IT in generale, la metà dei partecipanti al sondaggio ha affermato di far parte di un team a prevalenza maschile, una percentuale sei volte maggiore rispetto a coloro che lavorano in team a prevalenza femminile.

Sono cresciuta in Jugoslavia, un paese in cui la passione per l’informatica (e il desiderio di lavorarci) non è poi così inusuale tra le donne. All’università, il 70% degli studenti della mia facoltà era composto da donne, ed era la norma In Europa orientale ci hanno sempre incoraggiato a intraprendere carriere di tipo tecnico. Quando mi sono trasferita in Europa occidentale per completare i miei studi, ho visto che questa percentuale scendeva al 7%: è stato un vero e proprio shock culturale per me e ho iniziato la mia carriera nella programmazione accompagnata da poche altre donne. Quando ho optato per un ruolo presale maggiormente orientato al cliente, la mia presenza come giovane donna si faceva notare. Ma l’ho usato a mio vantaggio e, con la consapevolezza che per lo meno sarei stata ricordata per essere diversa, ho potuto costruire solidi rapporti commerciali.

Oggi vorrei che sempre più donne pensassero che vale la pena intraprendere una carriera tecnica, e in particolare nella cybersecurity, perché lo sforzo dà i suoi frutti. Allo stesso tempo, però, vorrei essere certa che queste donne entrino a far parte di un settore che le accolga nella maniera appropriata e che si sentano sostenute.

Noi di Kaspersky Lab ci sentiamo orgogliosi di quelle numerose donne che contribuiscono a portare avanti la nostra missione, dalla nostra vice responsabile delle vendite a coloro che lavorano nei nostri team di ricerca e sviluppo e che ci proteggono dalle cyberminacce. Ma vogliamo fare di più, vogliamo che altre donne dotate di entusiasmo e impegno entrino a far parte dei nostri team e che ci aiutino a salvare il mondo apportando le proprie esperienze e un punto di vista diversi. Non solo una carriera in questo nostro settore può essere di beneficio alle donne; viceversa, l’intero settore otterrà beneficio da una forza lavoro diversificata.

Durante alcune conversazioni che ho avuto con Jane Frankland, autrice di InSecurity: Why a Failure to Attract and Retain Women in Cybersecurity is Making Us All Less Safe e grande sostenitrice di un maggior coinvolgimento delle donne nel mondo della cybersecurity, abbiamo parlato dei vari modi in cui le donne possano offrire un approccio diverso nei confronti delle minacce e dei rischi, per creare un mondo online più sicuro.

Colmare questo disequilibrio non è poi così difficile. All’inizio di quest’anno, abbiamo chiesto alle donne già presenti nel nostro settore quale sarebbe la soluzione per loro. Tra le donne che hanno ruoli dirigenziali. il 40% ritiene che governi e università dovrebbero dare incentivi che attirino donne e giovani donne a intraprendere una carriera di questo tipo; tuttavia, aziende come Kaspersky Lab possono fare la loro parte sostenendo queste iniziative e rompendo le barriere reali o percepite che esistono attualmente.

Noi di Kaspersky Lab siamo dell’opinione di cercare la persona più adatta per un lavoro in concreto, da assumere solo per questo criterio, indipendentemente dal sesso. In ogni caso, siamo coscienti dell’esigenza di incoraggiare e sostenere le donne del nostro settore; per questo, lo scorso anno abbiamo fatto ulteriori passi in avanti per ridurre lo squilibrio tra i due sessi e per rendere più accogliente per le donne l’ambiente che si respira nella cybersecurity. Per questo scopo, ci siamo iscritti all’unione di organizzazioni Tech She Can Charter di PwC per esortare sempre più giovani donne a intraprendere carriere tecnologiche e abbiamo sostenuto anche il concorso AMPLIFY di Girls in Tech, che aiuta a far crescere le startup gestite da donne. Abbiamo anche creato la nostra Women’s Network, al momento progetto pilota nel Regno Unito, per unire le donne già presenti nel nostro campo in un settore più ampio. Quest’anno, ci stiamo impegnando per organizzare stage aperti a un pubblico più ampio e per promuovere workshop introduttivi che aiutino i giovani a capire cosa vuol dire intraprendere una carriera nel nostro settore, con l’opportunità di conoscere mentori ed esperti che li aiuteranno a muovere i primi passi.

Preferiamo intraprendere azioni concrete per raggiungere un equilibrio tra i sessi e per ottenere una forza lavoro più efficiente, non abbiamo bisogno di girarci intorno con le parole. Abbiamo bisogno di metterci al lavoro per creare un mondo più sicuro e più diversificato.