CyberStarts Boston di Kaspersky Lab

19 Ott 2018

Undici per cento: sembra nulla (l’11% di rischio di farci male o di essere vittime di un incidente informatico non è che ci preoccupi troppo), ma se questa percentuale si riferisce alla rappresentazione femminile sul posto di lavoro, allora sì che è scoraggiante. Ed è proprio la percentuale di donne nel mondo della cybersecurity.

Questo settore sta sperimentando un’importante carenza di talenti; potreste pensare che la soluzione sia piuttosto semplice: coprire questa mancanza incentivando le donne a interessarsi alla tecnologia. In realtà, la situazione non è così semplice; innanzitutto, il problema non è attirare l’interesse del sesso femminile in questo settore, ci sono altri fattori più complessi da esaminare. E visto che noi di Kaspersky Lab amiamo le sfide, abbiamo deciso di analizzare la situazione durante la giornata di conferenze CyberStarts.

Come sottolineato nel primo intervento della giornata, a cura di Eva Galperin, il famoso 11% può essere visto in un altro modo: in una stanza con 10 sviluppatori, solo una sarà donna e, se restringiamo il gruppo, potrebbe proprio non esserci affatto una rappresentanza femminile.

Ovviamente questa situazione influisce negativamente sulle donne, ma le conseguenze si avvertono nel settore in generale e negli aspetti del mondo di cui si occupa.

Così come è consuetudine fare nella cybersecurity, dopo aver identificato il problema è necessario capire cosa non funziona o non ha funzionato in passato, identificare quello che sì funziona e trovare nuove soluzioni a ciò che non va.

Dibattito della mattina: il primo passo per risolvere un problema è ammettere di averne uno

Non è affatto piacevole (ed è triste allo stesso tempo) rendersi conto che tutte le donne, nel corso della propria vita, spesso hanno dovuto rinunciare a necessità famigliari o a idee sul posto di lavoro, o hanno sperimentato un qualche tipo di molestia sessuale sul posto di lavoro o durante conferenze di settore. Purtroppo, ci troviamo ancora in un’era in cui bisogna raccontare con forza queste storie, perché ne esiste ancora la necessità. Tanto per cominciare, quando gli uomini nel consiglio di amministrazione pensano di aver dato il proprio contributo inviando una circolare che invita a trattare allo stesso modo uomini donne che fanno domanda per un posto di lavoro, non vuol dire che le procedure di assunzione correnti la rispettino, e le donne continueranno a evidenziare la necessità di creare norme e politiche di comportamento che puntino alla parità di genere. Ma parleremo di questo aspetto in dettaglio nella prossima sezione.

Dopo l’intervento della mattinata, condotto da Eva Galperin direttrice per la cybersecurity dell’Electronic Frontier Foundation, la giornata è proseguita con un dibattito a cui hanno preso parte Kasha Gauthier (Advanced Cyber Security Center), Sara Munziner (Carbon Black e Lesbians Who Tech) e Pam Stenson (Alta Associates e Executive Women’s Forum). Entrambi gli interventi riguardavano l’interesse di donne e giovani donne per la tecnologia, che spesso devono superare momenti di scoraggiamento e che devono perseverare per poter entrare in questo settore così prettamente maschile.

Facciamo un resoconto di certi problemi che sembrano essere universali:

  • Le donne che cercano di ottenere un lavoro nel settore della cybersecurity sono una minoranza;
  • Le donne appena entrate nel mondo della tecnologia (che non molto tempo prima erano adolescenti) sono estremamente vulnerabili e possono aver vissuto situazioni in cui hanno avuto poco controllo sulla propria vita tecnologica e allo stesso tempo sono state colpite come donne attraverso le tecnologie (hacker o phishing) o sui social (cyberbullismo);
  • Queste giovani donne sono state oggetto di sguardi o giudicate in un certo modo durante convegni o conferenze di settore;
  • Queste donne sono state oggetto di violenza o molestie sessuali sul posto di lavoro e durante le conferenze di settore;
  • Come i propri colleghi maschi, anche le donne vorrebbero e dovrebbero ottenere il meglio dalla relazione allievo-mentore (sia come studentesse, sia come insegnanti) ma, essendoci poca rappresentanza femminile, è un obbiettivo difficile da raggiungere.

Perché la diversità è un vantaggio per tutti

Il fatto che il settore sia dominato da uomini è davvero un problema? Se le donne fossero davvero interessate alla tecnologia informatica e fossero capaci, già ne farebbero parte, no?

In realtà, non è così che funziona, almeno secondo quanto emerge dall’intervento di CyberStarts, in cui viene evidenziata la grande capacità delle donne di occupare posizioni altamente qualificate a livello tecnologico (e la nostra ricerca lo conferma). Durante il dibattito, Munzinger e Stensor hanno descritto brevemente in che modo il grande ventaglio di opportunità offerto dalla tecnologia informatica le abbia attirate da altri campi. Gauthier ha aggiunto altre motivazioni per cui le donne sono naturalmente adatte a questo settore: “Noi donne, per natura, siamo propense a risolvere problemi, siamo a favore della collaborazione, ci poniamo sempre domande con lo scopo di trovare delle risposte e motiviamo gli altri in molti modi, tutte qualità di cui il mondo della sicurezza informatica ha bisogno.

La sfida maggiore, dal loro punto di vista, non è tanto quella di invogliare le donne a entrare in questo settore (ovvero creare una fucina di talenti femminili), quanto fare in modo che ci restino (o, come dicono in inglese “fixinig the leaking pipeline”, evitare il graduale abbandono delle carriere scientifiche da parte delle donne).

E perché al settore dovrebbe interessare tutto ciò? Semplice, perché più voci sono coinvolte, migliori saranno i risultati. Un gruppo di persone che hanno vissuto le stesse esperienze, hanno gli stessi punti di vista e stesso livello economico hanno la tendenza a creare progetti e prodotti che soddisfino i propri bisogni e non necessariamente i bisogni di tutti (le esperienze e le idee di uno rafforzano quelle dell’altro, creando una sorta di camera dell’eco).

Un gruppo di uomini potrebbe non riuscire ad anticipare le necessità di molte madri che devono dare da mangiare ai propri figli a fine giornata lavorativa o non capiscono perché i alcuni prodotti per la salute femminile non attirano l’attenzione delle acquirenti. Un gruppo di persone di mezza età potrebbe aprire un ufficio poco servito da mezzi pubblici o degli uomini molto “intelligenti” potrebbero creare una penna solo per donne e pensare di aver avuto l’idea del secolo. Se chiediamo agli inventori di alcune tecnologie connesse a Internet circa le proprie motivazioni e aspettative e tutti, dal primo all’ultimo, vi diranno che non hanno mai pensato che le proprie invenzioni avrebbero potuto essere usate per fare del male.

Dibattito del pomeriggio: un passo in avanti per tutto il settore

Anche se può essere in qualche modo gratificante condividere informazioni e punti di vista su ciò che non va in un settore, prima o poi bisogna guardare avanti e cercare una soluzione.

Nell’intervento pomeridiano Deidre Diamond, fondatrice di BrainBabe e fondatrice e CEO di CyberSN, ha analizzato direttamente il problema, ovvero come assumere e mantenere talenti alternativi della cybersecurity.

Sebbene gli elementi personali e interpersonali di un posto di lavoro non siano voci di un budget aziendale, Diamond ha sottolineato la presenza di alcuni studi che dimostrano il diretto collegamento positivo tra il quoziente emotivo (o EQ) e i benefici economici di un’azienda. La sua missione, durante il processo di selezione, è quindi quella di far entrare in contatto persone di talento da entrambi i lati della scrivania. E a  tutti i livelli, dai tecnici IT ai ruoli dirigenziali, passando per tutte le posizioni intermedie che possono esserci tra questi due estremi.

Un processo iterativo in corso

Deidre Diamond (e il resto del gruppo di esperti che ha analizzato il ruolo della leadership femminile nella forza lavoro) hanno discusso alcuni metodi per rendere il processo di selezione più egualitario, compreso quello di nascondere il nome del candidato o della candidata presente sul curriculum. Inoltre, è emersa la necessità non solo di assumere varie tipologie di lavoratori ma di fare in modo che rimangano a lungo nello stesso posto di lavoro. Il 50% delle donne che entrano nel mondo della tecnologia informatica lascia il proprio lavoro entro tre anni.

Innanzitutto, in molti hanno concordato sul fatto che “tutti odiano [il concetto di] equilibro lavoro-vita privata. È stato sottolineato che, una volta entrate nel mondo del lavoro, le donne non possono mettere da parte le proprie responsabilità della vita personale, e queste responsabilità a volte non possono essere ignorate durante l’orario di lavoro. Per questo, un posto che rispetti le esigenze di uomini e donne dovrebbe prevedere orario flessibile, possibilità di lavoro da casa o soddisfare certe esigenze che, in un ambiente in precedenza occupato maggiormente da uomini, non si riuscivano a prevedere.

  • È fondamentale rispettare la diversità religiosa (e non), stabilendo giornate festive mobili;
  • Invece di chiedere ai lavoratori di rafforzare i propri limiti, si può lavorare con questi limiti;
  • Meglio guardare i risultati e non l’orologio;

Jenny Thompson, fondatrice e CEO di SafetyPIN, che ha preso parte al dibattito, ha sottolineato che le donne in particolare hanno bisogno di una strada che le porti di nuovo verso un posto di lavoro.

Lindsey O’Donnell di Threatpost ha moderato il dibattito rappresentando la leadership femminile, assieme a Thompson, a Hazel Butters fondatrice di Prompt Inc, a Alena Reva vicepresidente delle Risorse Umane di Kaspersky Lab e ad Addie Swartz fondatrice e CEO di reacHIRE.

Oltre ad analizzare alcuni fattori che consenton, in generale, alle donne di entrare nel mondo del lavoro e a fare carriera, si è parlato anche del mondo della cybersecurity in particolare. Entrare e farsi spazio in un mondo chiaramente dominato da uomini come quello della cyber sicurezza implica dover affrontare certe sfide, come quella di dimostrare le proprie capacità tecniche.

Prima di chiudere la giornata di conferenze, il gruppo di esperti ha dato alcuni consigli molto importanti:

  • Soprattutto quando si è l’unica donna in un certo settore (o una minoranza), bisogna scegliere bene le battaglie per le quali combattere;
  • Imparare da altre donne che ce l’hanno fatta è fondamentale, per capire come affrontare le avversità del mondo della cyber sicurezza;
  • È necessario prepararsi mentalmente a essere una minoranza nel settore e non bisogna aver paura di esserlo;
  • È utile chiedere consiglio al dipartimento di risorse umane se necessario, ricordando di essere sempre una risorsa in crescita;
  • L’unicità è un punto di forza;
  • Bisogna includere sempre gli altri, senza rifiutare idee e conoscenze provenienti da ruoli già definiti, perché la diversità abbraccia tutti;
  • Bisogna sempre fare meglio, tutti quanti.