{"id":17685,"date":"2019-07-23T15:41:03","date_gmt":"2019-07-23T13:41:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/?p=17685"},"modified":"2019-11-22T10:49:04","modified_gmt":"2019-11-22T08:49:04","slug":"disjointed-work-life-balance","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/disjointed-work-life-balance\/17685\/","title":{"rendered":"Equilibrio lavoro-vita privata: un problema anche per la cybersecurity"},"content":{"rendered":"<p>La linea che separa la sfera professionale da quella privata si sta assottigliando sempre di pi\u00f9. In molti trascorrono pi\u00f9 ore in ufficio che a casa, mentre altri si portano il lavoro direttamente a casa. Insomma, sembra che l&#8217;equilibrio tra lavoro e vita privata sia ormai irraggiungibile nella societ\u00e0 moderna.<\/p>\n<p>La mancanza di separazione tra ci\u00f2 che va svolto sul posto di lavoro e ci\u00f2 che si pu\u00f2 fare a casa dipende anche da un rapido incremento delle informazioni digitali con cui abbiamo a che fare. Al giorno d&#8217;oggi, la nostra vita privata e professionale si basa su dati custoditi in account e-mail e sui social network, documenti digitali e cartelle condivise. Un nostro recente studio evidenzia una grande mancanza di organizzazione dei file di lavoro e nella gestione delle credenziali di accesso.<\/p>\n<h2>La fine dell&#8217;equilibro tra lavoro e vita privata<\/h2>\n<p>Il posto fisso da impiegato ha i suoi vantaggi: un lavoro stabile, uno stipendio e un limite di ore di lavoro. Ma sembra ormai un ricordo del passato; spesso ci viene richiesto di rimanere in ufficio pi\u00f9 del dovuto, che sia per una riunione, per rispettare una deadline imminente o, perch\u00e9 no, anche per non mancare alla festa di Natale dell&#8217;azienda. Milioni di persone devono rimanere necessariamente in ufficio fino a tardi per fare bene il proprio lavoro. Ad esempio, si calcola che in Messico si lavori una media di 43 ore alla settimana, e siamo pi\u00f9 meno su queste cifre in Costa Rica, Grecia o in Corea del Sud.<\/p>\n<p>Tale situazione, sebbene ormai comunemente accettata, ha portato a una fusione progressiva tra vita personale e professionale. Spesso lasciamo oggetti personali in ufficio o svolgiamo compiti domestici alla scrivania e nessuno si sorprende. Se alcuni lasciano un cambio di vestiti in ufficio in caso di necessit\u00e0, perch\u00e9 non fare lo stesso con i dati digitali? Poter avere accesso ai dati di cui abbiamo bisogno sia a casa sia in ufficio, indipendentemente dall&#8217;uso che ne dovremmo fare, obiettivamente ci rende la vita pi\u00f9 facile.<\/p>\n<p>Il vero problema di questo comportamento per le aziende \u00e8 che il personale potrebbe non custodire i dati aziendali con la dovuta attenzione o preoccupazione. Coloro che sono abituati a salvare questi dati sui dispositivi personali spesso non prendono le misure necessarie per proteggerli. Se troppo accessibili, queste informazioni potrebbero essere a rischio di furti informatici e, ovviamente, ci\u00f2 potrebbe avere gravi conseguenze per l&#8217;azienda colpita.<\/p>\n<h2>Le aziende devono gestire i propri dati\u2026 e la propria forza lavoro<\/h2>\n<p>Se i lavoratori si barcamenano tra informazioni personali e di lavoro, le aziende hanno il compito ancor pi\u00f9 arduo di vigilare e proteggere il volume di file e dati in costante aumento. Un nostro studio ha evidenziato che oltre l&#8217;80% dei dipendenti crede di non essere responsabile della protezione di e-mail, file e documenti per i quali detiene le autorizzazioni di accesso, che abbia creato queste informazioni o no.<\/p>\n<p>Dati personali confidenziali, informazioni di pagamento e codici di autorizzazione sono solo alcuni esempi di dati maneggiati da un&#8217;azienda ogni giorno per il proprio business. Eppure il personale non custodisce queste informazioni adeguatamente. Solo un po&#8217; pi\u00f9 della met\u00e0 dei dipendenti intervistati (il 56%) cancella periodicamente le e-mail datate dalla propria casella di posta e solo il 34% elimina i file datati dall&#8217;hard disk.<\/p>\n<p>Questo disordine digitale diventa un problema ancora maggiore quando le informazioni si trovano in\u00a0 &#8220;posti&#8221; difficili da controllare come su cloud o in cartelle condivise o quando i file vengono trasferiti. Se a questo aggiungiamo il fatto che il numero di file cresce a vista d&#8217;occhio, per le aziende \u00e8 davvero difficile gestire adeguatamente tutte queste informazioni. Comunque sia, le aziende sono sempre responsabili della protezione di dati sensibili e confidenziali, e devono evitare che persone non autorizzate possano averne accesso. Se un dipendente pu\u00f2 sbirciare tra le buste paga dei colleghi, potrebbe farlo anche un hacker, no?<\/p>\n<p>Le aziende si affidano al proprio personale per la gestione sicura dei dati. Se aziende e dipendenti collaborano fianco a fianco con lo scopo comune di proteggere le informazioni, si creer\u00e0 una cultura e un&#8217;etica grazie alle quali tutti si preoccuperanno di proteggere il business e coopereranno per raggiungere questo obiettivo. Proprio per questo formare il personale \u00e8 fondamentale, affinch\u00e9 possa comprendere l&#8217;importanza della sicurezza, il ruolo che ha in questo compito e cosa deve fare per proteggere i dati. Solo cos\u00ec il personale riuscir\u00e0 a gestire meglio sia i dati personali, sia i dati di lavoro.<\/p>\n<h2>Diminuire la pressione<\/h2>\n<p>In base alla nostra esperienza e opinione, il disordine digitale non \u00e8 il vero problema (che riguardi dati personali o di lavoro). Il problema risiede nell&#8217;insufficiente senso di responsabilit\u00e0 del personale e nell&#8217;incapacit\u00e0 di scegliere e utilizzare ambienti diversi a seconda dello scopo.<\/p>\n<p>Ognuno ha la propria esperienza in merito. Le persone pi\u00f9 anziane, che spesso non si sentono a proprio agio con le nuove tecnologie, probabilmente sono meno propense a condividere le proprie password rispetto ai pi\u00f9 giovani, e parliamo anche di persone troppo giovani ma che sono comunque responsabili delle proprie azioni. Allo stesso tempo, sappiamo che ci sono persone che preferiscono lavorare in uno spazio organizzato mentre altre sono abituate a essere circondate da pile di fogli (ambienti di lavoro diversi, diciamo cos\u00ec!).<\/p>\n<p>Insomma, invece di concentrarci solamente sull&#8217;installazione di soluzioni aziendali su dispositivi personali (compito difficile se non impossibile in alcuni paesi) o di cercare di cambiare l&#8217;atteggiamento delle persone spaventandole, dovremmo creare degli ambienti in cui ci sia un equilibrio tra comodit\u00e0 nella gestione di vari tipi di informazioni e processi aziendali. E soprattutto, bisogna spiegare la differenza tra il lavoro che va svolto esclusivamente all&#8217;interno del posto di lavoro e quegli spazi in cui il personale comunica e collabora con persone che si trovano al di fuori del perimetro aziendale.<\/p>\n<p>Utilizzando una metafora domestica, ognuno organizza il proprio frigorifero come vuole, ma se si ha a che fare con un frigorifero condiviso (che sia un computer dell&#8217;ufficio o una soluzione su cloud), \u00e8 necessario che sia comodo e sicuro per tutti. Per raggiungere tale scopo bisogna adottare regole comuni, comprenderle e, naturalmente, bisogna rafforzare tali regole per evitare che le abitudini del personale interferiscano con le necessit\u00e0 dell&#8217;azienda o dei colleghi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Coloro che sono abituati a tenere informazioni di lavoro sui dispositivi personali non sempre sanno salvaguardare adeguatamente questi dati. <\/p>\n","protected":false},"author":2498,"featured_media":17686,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2364,2955],"tags":[2362],"class_list":{"0":"post-17685","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-business","8":"category-enterprise","9":"tag-disordine-digitale"},"hreflang":[{"hreflang":"it","url":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/disjointed-work-life-balance\/17685\/"},{"hreflang":"en-in","url":"https:\/\/www.kaspersky.co.in\/blog\/disjointed-work-life-balance\/16236\/"},{"hreflang":"en-ae","url":"https:\/\/me-en.kaspersky.com\/blog\/disjointed-work-life-balance\/13744\/"},{"hreflang":"en-us","url":"https:\/\/usa.kaspersky.com\/blog\/disjointed-work-life-balance\/18224\/"},{"hreflang":"en-gb","url":"https:\/\/www.kaspersky.co.uk\/blog\/disjointed-work-life-balance\/16241\/"},{"hreflang":"es-mx","url":"https:\/\/latam.kaspersky.com\/blog\/disjointed-work-life-balance\/15042\/"},{"hreflang":"es","url":"https:\/\/www.kaspersky.es\/blog\/disjointed-work-life-balance\/18959\/"},{"hreflang":"ru","url":"https:\/\/www.kaspersky.ru\/blog\/disjointed-work-life-balance\/23222\/"},{"hreflang":"tr","url":"https:\/\/www.kaspersky.com.tr\/blog\/disjointed-work-life-balance\/6242\/"},{"hreflang":"x-default","url":"https:\/\/www.kaspersky.com\/blog\/disjointed-work-life-balance\/27692\/"},{"hreflang":"fr","url":"https:\/\/www.kaspersky.fr\/blog\/disjointed-work-life-balance\/12042\/"},{"hreflang":"pt-br","url":"https:\/\/www.kaspersky.com.br\/blog\/disjointed-work-life-balance\/12129\/"},{"hreflang":"pl","url":"https:\/\/plblog.kaspersky.com\/disjointed-work-life-balance\/11002\/"},{"hreflang":"de","url":"https:\/\/www.kaspersky.de\/blog\/disjointed-work-life-balance\/19816\/"},{"hreflang":"ja","url":"https:\/\/blog.kaspersky.co.jp\/disjointed-work-life-balance\/23841\/"},{"hreflang":"nl","url":"https:\/\/www.kaspersky.nl\/blog\/disjointed-work-life-balance\/24109\/"},{"hreflang":"ru-kz","url":"https:\/\/blog.kaspersky.kz\/disjointed-work-life-balance\/18738\/"},{"hreflang":"en-au","url":"https:\/\/www.kaspersky.com.au\/blog\/disjointed-work-life-balance\/23028\/"},{"hreflang":"en-za","url":"https:\/\/www.kaspersky.co.za\/blog\/disjointed-work-life-balance\/22968\/"}],"acf":[],"banners":"","maintag":{"url":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/tag\/disordine-digitale\/","name":"disordine digitale"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17685","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2498"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17685"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17685\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18415,"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17685\/revisions\/18415"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17686"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17685"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17685"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17685"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}