{"id":15217,"date":"2018-03-26T17:47:57","date_gmt":"2018-03-26T15:47:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/?p=15217"},"modified":"2019-11-22T11:05:54","modified_gmt":"2019-11-22T09:05:54","slug":"delete-facebook","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/delete-facebook\/15217\/","title":{"rendered":"#Delete Facebook: perch\u00e9 ormai \u00e8 troppo tardi per cancellarsi dal social"},"content":{"rendered":"<p>Tutti siamo venuti a conoscenza dello scandalo che ha colpito Facebook. <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/uk-news\/2018\/mar\/20\/cambridge-analytica-execs-boast-of-role-in-getting-trump-elected\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Da quanto si legge sui giornali<\/a>, i dati riguardanti i \u201cmi piace\u201d di 50 milioni di utenti del social network sarebbe andati a finire nelle mani dell\u2019azienda Cambridge Analytica, per poi essere utilizzati per pubblicit\u00e0 mirata a fini politici. E se gi\u00e0 di per s\u00e9 la notizia ha scatenato l\u2019ira dell\u2019opinione pubblica, la reazione di Facebook di certo non ha aiutato.<\/p>\n<input type=\"hidden\" class=\"category_for_banner\" value=\"kis-difenditi-attacchi-informatici\">\n<p>La conseguenza pi\u00f9 immediata \u00e8 stata la caduta libera delle azioni della compagnia, con perdite per miliardi di dollari (per il momento siamo arrivati a quota -35 miliardi di dollari) e alcuni attivisti hanno lanciato su Twitter la campagna #DeleteFacebook. Dal nostro punto di vista, si tratta di un\u2019azione che arriva un po\u2019 tardi (ormai il danno \u00e8 stato fatto), e poi questo incidente conferma soltanto la nostra totale dipendenza dalle moderne tecnologie e quanto siamo vulnerabili.<\/p>\n<h3>Chi pi\u00f9 ne ha, pi\u00f9 ne metta<\/h3>\n<p>Ricostruiamo tutta la vicenda. Dobbiamo tornare indietro al 2014 e a uno <a href=\"http:\/\/www.pnas.org\/content\/early\/2015\/01\/07\/1418680112\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">studio<\/a> di Wu Youyou e Michal Kosinski delle universit\u00e0 di Cambridge e Stanford rispettivamente, pi\u00f9 un altro collaboratore sempre dell\u2019Universit\u00e0 di Stanford.<\/p>\n<p>Come parte dello studio, i partecipanti dovevano creare un ritratto della loro personalit\u00e0 seguendo il modello Big Five (Estroversione, Gradevolezza, Coscienziosit\u00e0, Nevroticismo, Apertura all\u2019esperienza), che implicava anche il download dell\u2019app Facebook My Personality, che analizzava i \u201cmi piace\u201d messi dai partecipanti, per un totale di 86 mila persone coinvolte circa. La principale conclusione degli autori dello studio \u00e8 stata che il Web sa molto di pi\u00f9 sulle persone di quanto loro sappiano di se stesse. Da metterci la mano sul fuoco.<\/p>\n<p>I risultati hanno attirato l\u2019attenzione di <a href=\"https:\/\/www.technologyreview.com\/the-download\/610567\/facebook-suspends-the-trump-campaigns-data-mining-firm-amid-revelations-of-a\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Alexander Kogan<\/a>, altro professore dell\u2019Universit\u00e0 di Cambridge. Kogan avrebbe chiesto di dare un\u2019occhiata ai dati iniziali della ricerca, ma non gli \u00e8 stato permesso. Non siamo a conoscenze delle motivazioni: etica professionale, potenziali questioni legali con Facebook (anche se ufficialmente non era stata infranta alcuna regola ai tempi) o semplicemente rivalit\u00e0 accademica. In ogni caso, Kogan ha poi deciso di condurre uno studio per conto proprio.<\/p>\n<p>Nel frattempo, Facebook ha reso pi\u00f9 rigide le sue impostazioni privacy, evitando che app di terze parti potessero avere accesso di default ai \u201cmi piace\u201d degli utenti. Ma a venire in aiuto di Kogan c\u2019\u00e8 stato il crowdsourcing, con Amazon Mechanical Turk, che ospita l\u2019app Thisisyourdigitallife. Gli utenti erano informati del fatto che l\u2019app fosse stata creata per condurre uno studio di psicologia, di cui Kogan era il capo ricercatore.<\/p>\n<p>Lo scopo della ricerca era quello di costruire profili socio-psicologici basati sui \u201cmi piace\u201d degli utenti (per questo ne andavano raccolti il pi\u00f9 possibile). A partecipare sono stati in 270 mila e ognuno ha ricevuto un dollaro di \u201cricompensa\u201d.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 nessun intento criminale in s\u00e9 nello studio, se non nel costo dello studio (270 mila dollari \u00e8 una cifra importante, e in molti dubitano che il professore di Cambridge l\u2019abbia pagata di tasca propria).<\/p>\n<p>In ogni caso, questi dati sono una miniera d\u2019oro per gli scienziati di mercato, e non solo per chi lavora per compagnie commerciali, ma anche per i partiti politici. L\u2019idea che le figure politiche siano paragonabili a beni di consumo (la cui \u201cvendita\u201d viene diretta a gruppi mirati di consumatori in base alle loro preferenze) \u00e8 in circolazione dai tempi di Stanley Milgram e dai suoi famosi esperimenti socio-psicologici.<\/p>\n<p>Milgram ancor oggi \u00e8 ricordato, tra le altre cose, per le sue rivelazioni sull\u2019interconnessione esistente tra i nord americani e probabilmente Milgram avrebbe pensato che lo sviluppo della tecnologia avrebbe reso tale connessione ancor pi\u00f9 stretta. Ma neanche lui avrebbe potuto immaginare che, dopo aver ottenuto i dati di centinaia di migliaia di persone, coloro che hanno commissionato la ricerca avrebbero esteso il campione in maniera esponenziale (secondo le ultime accuse rivolte a Cambridge Analytica) rispetto al numero originale di partecipanti.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 successo perch\u00e9 i partecipanti alla ricerca, quando hanno acconsentito a condividere le informazioni sui propri \u201cmi piace\u201d, hanno contemporaneamente acconsentito a mostrare le informazioni sui \u201clike\u201d dei propri amici di Facebook, ed \u00e8 cos\u00ec che si \u00e8 arrivati a quota 50 milioni di utenti e oltre.<\/p>\n<h3>Come ha fatto Cambridge Analytica ad arrivare ai 50 milioni di profili?<\/h3>\n<p>Come sono arrivate le cavie di Kogan a finire nelle mani di un\u2019azienda di Cambridge \u00e8 un\u2019altra storia losca. Cambridge Analytica \u00e8 un\u2019azienda controllata dalla compagnia di comunicazione SCL (Strategic Communications Laboratories), specializzata in elaborazione dati.<\/p>\n<p>I dettagli cambiano in base alla fonte: alcuni dicono che Kogan \u00e8 uno dei fondatori di SCL, altri che sia semplicemente un ricercatore assunto dall\u2019azienda. Le compagnie private commissionano alle universit\u00e0 le ricerche in campo sociologico e psicologico, \u00e8 ormai una prassi. Tuttavia, in casi come questi, le universit\u00e0 non passano (quasi) mai i dati personali dei partecipanti a coloro che hanno commissionato lo studio, normalmente si tratta solo di statische senza volti o nomi.<\/p>\n<p>Secondo la versione di Facebook, non appena si sono resi conto che SCL \/Cambridge Analytica era entrata in possesso dei dati degli utenti (cio\u00e8 nel 2015), hanno richiesto immediatamente la sua cancellazione. Ma <a href=\"https:\/\/newsroom.fb.com\/news\/2018\/03\/suspending-cambridge-analytica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">la risposta di Facebook <\/a>non convince gli scettici, ed \u00e8 per questo che \u00e8 nata la <a href=\"https:\/\/twitter.com\/search?q=%23deleteFacebook\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">campagna #DeleteFacebook<\/a>.<\/p>\n<p>Bisogna ammettere che si tratta di una storia con differenti punti di vista. Da un lato, una forte rivalit\u00e0 accademica si palesa nel forte desiderio di ampliare il campione di analisi in termini esponenziali. Dall\u2019altro, \u00e8 probabile che sia stato violato l\u2019accordo inizialmente stipulato con i partecipanti alla ricerca, nel senso che molto probabilmente gli utenti coinvolti (e di sicuro i loro amici) non erano a conoscenza del fatto che i propri dati sarebbero andati a finire nelle mani di terze parti. Infine, l\u2019operato di Facebook lascia alquanto a desiderare.<\/p>\n<h3>E cosa possono fare ora gli utenti di Facebook?<\/h3>\n<p>La vicenda rappresenta un ulteriore campanello di allarme. A quanti altri incidenti dobbiamo assistere prima di renderci conto che la nostra presenza sui social network non solo riguarda noi stessi, ma anche chi interagise con noi su queste piattaforme? E quando si tratta di app come GetContact, MyPersonality o Thisisyourdigitallife che si rivolgono a un numero davvero vasto di utenti, forse dovremmo pensarci due volte prima di cliccarci sopra.<\/p>\n<p>Il vaso di Pandora dei social network ormai si \u00e8 aperto e si pu\u00f2 fare ben poco. \u00c8 ormai troppo tardi per chiedere agli utenti di cancellarsi dai social network, cos\u00ec come \u00e8 tardi l\u2019annuncio di aver tagliato i ponti contrattuali con la compagnia di analisi dati due anni dopo l\u2019accaduto.<\/p>\n<p>Da quanto \u00e8 emerso dai <a href=\"https:\/\/www.kaspersky.com\/blog\/social-attachment-survey\/13613\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">nostri dati<\/a>, il 78% degli utenti vorrebbe cambiare le proprie abitudini sui social, ma non ne \u00e8 in grado. Per il 62% degli intervistati, si tratta di strumenti troppo comodi per rimanere in contatto con famiglia e amici. E poi in molti non si rendono conto di quante informazioni (tra video, foto, messaggi) hanno gi\u00e0 condiviso sui social network, tra cui Facebook. <a href=\"https:\/\/ffforget.me\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Ma \u00e8 un\u2019informazione che si pu\u00f2 ottenere<\/a> e che vi aiuter\u00e0 a prendere una decisione consapevole. La conoscenza vi porter\u00e0 un passo in avanti verso la sicurezza online!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I famosi 50 milioni di profili di cui si \u00e8 tanto parlato ormai sono gi\u00e0 stati compromessi.<\/p>\n","protected":false},"author":2279,"featured_media":15218,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[12,2194],"tags":[1359,2791,2792,31,2277,2793,108],"class_list":{"0":"post-15217","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-news","8":"category-privacy","9":"tag-big-data","10":"tag-cambridge-analytica","11":"tag-deletefacebook","12":"tag-facebook","13":"tag-ffforget","14":"tag-raccolta-dati","15":"tag-social-network"},"hreflang":[{"hreflang":"it","url":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/delete-facebook\/15217\/"},{"hreflang":"en-ae","url":"https:\/\/me-en.kaspersky.com\/blog\/delete-facebook\/10769\/"},{"hreflang":"en-us","url":"https:\/\/usa.kaspersky.com\/blog\/delete-facebook\/15036\/"},{"hreflang":"es-mx","url":"https:\/\/latam.kaspersky.com\/blog\/delete-facebook\/12687\/"},{"hreflang":"es","url":"https:\/\/www.kaspersky.es\/blog\/delete-facebook\/15596\/"},{"hreflang":"ru","url":"https:\/\/www.kaspersky.ru\/blog\/delete-facebook\/19988\/"},{"hreflang":"tr","url":"https:\/\/www.kaspersky.com.tr\/blog\/delete-facebook\/4813\/"},{"hreflang":"x-default","url":"https:\/\/www.kaspersky.com\/blog\/delete-facebook\/21772\/"},{"hreflang":"fr","url":"https:\/\/www.kaspersky.fr\/blog\/delete-facebook\/10145\/"},{"hreflang":"pt-br","url":"https:\/\/www.kaspersky.com.br\/blog\/delete-facebook\/10197\/"},{"hreflang":"pl","url":"https:\/\/plblog.kaspersky.com\/delete-facebook\/9110\/"},{"hreflang":"de","url":"https:\/\/www.kaspersky.de\/blog\/delete-facebook\/16169\/"},{"hreflang":"ja","url":"https:\/\/blog.kaspersky.co.jp\/delete-facebook\/19911\/"},{"hreflang":"en-au","url":"https:\/\/www.kaspersky.com.au\/blog\/delete-facebook\/19925\/"},{"hreflang":"en-za","url":"https:\/\/www.kaspersky.co.za\/blog\/delete-facebook\/19955\/"}],"acf":[],"banners":"","maintag":{"url":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/tag\/facebook\/","name":"facebook"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15217","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2279"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15217"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15217\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18655,"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15217\/revisions\/18655"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/15218"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15217"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15217"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.kaspersky.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15217"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}